Covid, lo studio della Bicocca: la vaccinazione di massa salverà 10 mila vite in Lombardia

I timori sul vaccino scatenati dal caos su AstraZeneca potrebbe costare alla Lombardia fino a 3.200 morti in più per Covid. A dirlo è uno studio realizzato per Repubblica da Giovanni Corrao, docente di Statistica medica della Bicocca, a capo del laboratorio interuniversitario Healthcare research and pharmacoepidemiology, e dal ricercatore Federico Rea. Che lo stop temporaneo del preparato anglo-svedese, e le mosse a catena dei governi, rischiano comunque di avere un impatto rovinoso sulla fiducia nella campagna vaccinale è sotto gli occhi tutti. L’Ema ieri ha parlato chiaro: AstraZeneca è sicuro, è il verdetto. E le inoculazioni riprenderanno oggi stesso. Il danno di questi giorni, l’insicurezza che si è diffusa, però resta. E il tempo perso è forse l’ultimo dei problemi. Gli studiosi della Bicocca hanno previsto gli scenari che potremmo avere davanti in termini di morti e di ricoverati nelle Terapie intensive, che si modificano a seconda della fiducia che dimostreranno i lombardi sul vaccino dopo questa settimana nera.


La base del ragionamento parte da due domande. La prima: cosa sarebbe successo nel 2021 in Lombardia se la campagna vaccinale non fosse mai partita? I modelli statistici elaborati dal team di ricerca dicono che se la regione più popolosa d’Italia non fosse in alcun modo protetta dal siero antiCovid, chiuderemmo quest’anno con più di 9.700 accessi nelle Terapie intensive e oltre 17.100 morti. Seconda domanda, all’estremo opposto. Che numeri avremmo se la campagna vaccinale andasse esattamente come previsto dalla tabella di marcia annunciata dal governo? “Immaginiamo che non ci sia nessun intoppo nell’arrivo delle dosi – prosegue lo statistico – lo scenario migliore che possiamo immaginare, comunque in difetto rispetto agli iniziali piani europei. E immaginiamo che i cittadini che rifiutano il vaccino siano “solo” il 10 per cento”. L’anno si chiuderebbe con circa 3.600 accessi nelle Terapie intensive, quasi un terzo rispetto allo scenario precedente, mentre quei 17.100 morti si ridurrebbero a 5.650 con l’intervento del vaccino. “Purtroppo, dobbiamo dirlo, è difficile che le cose vadano esattamente così. Lo vorremmo tutti, ma ci sono due fattori evidenti”. Da un lato, un problema di materia prima: le dosi possono subire ritardi enormi e sorprese, l’abbiamo imparato. “Siamo arrivati a un rallentamento nell’approvvigionamento anche del 50 per cento”. Se questo dovesse ripetersi, le conseguenze sarebbero evidenti: a fine dicembre la Lombardia si ritroverebbe a piangere 7.600 persone anziché 5.600 e i malati gravi e intubati sarebbero in totale 4.690 invece di 3.600. I ritardi nelle consegne, e dunque nella somministrazione, potrebbero comportare fino a 2 mila morti aggiuntivi rispetto alle previsioni più ottimistiche.

Il pasticcio su AstraZeneca però fa entrare in gioco un’altra variabile, molto pericolosa. “Questo clima di sfiducia verso la scienza e le istituzioni che si è creato dopo gli accadimenti degli ultimi giorni ci dicono che dovremo contrastare un numero molto più alto di rinunce al vaccino rispetto a una sola settimana fa”. Dire con precisione quanto i timori maturati in questi giorni possano far leva sulla gente da qui ai prossimi mesi è, al momento, impossibile. Ci sono le migliaia di defezioni registrate in tutta Italia che un’idea la danno e la grande sfida delle istituzioni, dopo le rassicurazioni di Ema, si giocherà sul recupero di serenità verso la campagna vaccinale tout court. “Se da un lato non possiamo entrare nella testa della gente, possiamo prevedere cosa rischiamo”. Ed ecco gli scenari: se in Lombardia si dovesse arrivare al 30 per cento delle rinunce al vaccino, alla fine del 2021 ci ritroveremmo con quasi 6.170 decessi, nello scenario delle consegne delle dosi senza intoppi. Se a questo si dovessero aggiungere anche nuovi ritardi sulle scorte, i morti potrebbero arrivare anche a 8.180. “Ma nella situazione peggiore, ovvero se la campagna vaccinale dovesse risultare pesantemente minata e le rinunce arrivassero al 50 per cento – spiega Corrao – possiamo aspettarci anche 8.800 morti entro fine anno e 5.300 accessi nelle Terapie intensive”. Uno scenario da evitare in tutti i modi, se consideriamo che una campagna vaccinale con la marcia ingranata, potrebbe evitare 3.200 di questi decessi e ci farebbe risparmiare, secondo le stime dei ricercatori, 1.700 persone intubate in un anno.

“Ora la palla passa alle istituzioni – conclude il docente della Bicocca – bisogna convincere le persone che l’unica strada per uscire da questa situazione è il vaccino. Purtroppo la frittata è stata fatta e abbiamo il dovere morale di rimediare. È figlia di sistemi di farmacovigilanza vecchi di sessant’anni: ci sono metodi molto più sofisticati, che avrebbero evitato la sospensione. Sono usati, guarda caso, in Paesi proprio come l’Inghilterra, dove nessuno ha mai pensato a uno stop del vaccino”.

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