Dai centri antiviolenza all’occupazione: la città che pensa (anche) al femminile

Alla fine, dicono le esperte, anche progetti che possono apparire “neutri” hanno un impatto sulla vita delle donne. Perché investire sull’illuminazione di una strada può contribuire ad aumentare la sicurezza. Così come la strategia delle piazze aperte, che punta a liberare dalle auto pezzi di città per restituirli ai pedoni – in particolare anziani e bambini – , può regalare tempo a chi anche ancora oggi e anche a Milano ha il peso maggiore della cura famigliare. Ed è con questo sguardo che Palazzo Marino ha costruito il suo primo Bilancio di genere. Un documento ancora più ampio della “semplice” riclassificazione dei conti. Ma che, proprio sul fronte dell’analisi della spesa corrente dell’amministrazione, scatta questa istantanea: un quarto del budget del Comune può essere considerato “direttamente inerente al genere” o “sensibile al genere”. E se nella prima voce vengono inseriti i 3 milioni (lo 0,12 per cento del totale) legati a iniziative specifiche per le donne (dai Centri antiviolenza ai contributi per la maternità), è soprattutto il secondo filone a fare la differenza con 712 milioni (il 26 per cento) destinati a istruzione, servizi sociali e casa. Ovvero le spese “che impattano sulle famiglie, sulle opportunità, sull’attività di cura e assistenza”.

È un lavoro che punta al futuro, il primo Bilancio di genere del Comune. “Un nuovo punto di partenza per una città che vuole ripartire e che crede e investe nella parità tra donne e uomini quale condizione necessaria al benessere dell’intera società”, lo definisce Beppe Sala. A maggior ragione, spiega la delegata del sindaco per le pari opportunità Daria Colombo, in una pandemia che “pone le donne tra le categorie più a rischio”. L’obiettivo: “Rafforzare e monitorare iniziative mirate a far sì che Milano resti una città attrattiva per le donne di tutta Italia e che tuteli, e se possibile migliori, la qualità della vita delle sue cittadine”. Il punto di partenza è che uomini e donne hanno bisogni differenziati. E, spiega ancora Colombo, “è necessario lavorare per non trasformare le differenze in diseguaglianze”. A cominciare, appunto, dall’analisi del bilancio. Ma Palazzo Marino ha voluto costruire anche una sorta di “modello” che vada oltre il consuntivo degli investimenti e possa aiutare politici e tecnici a leggere in modo trasversale i progetti per capire, appunto, dove esistono ancora problemi e dove è necessario migliorare in futuro.

Il lavoro parte alla fotografia di una Milano in cui le donne rappresentano più della metà dei residenti e questo dato, da solo, basterebbe a spiegare la necessità di aumentare le spese “dirette”. All’analisi demografica – una città di single, con sempre più anziani, in cui nascono sempre meno bambini – però seguono capitoli specifici che passano in rassegna il lavoro – il tasso di occupazione femminile supera il 70 per cento – le disparità economiche, i tempi, la rappresentanza e l’empowerment, la salute, la violenza. E, per ogni voce, vengono citate le azioni del Comune. Dal progetto per incentivare l’interesse delle bambine e delle ragazze per le cosiddette materie Stem sul fronte dell’educazione ai bandi lanciati dall’assessorato alle Politiche del lavoro per sostenere l’occupazione femminile. Dagli incentivi per lo sport alle intitolazioni delle vie che vengono fatte con una maggiore logica di parità. Dalle campagne di sensibilizzazione ai centri antiviolenza.

È sotto il macro cappello dei “tempi”, però, che si possono rintracciare diversi filoni di lavoro. E, alla fine, lo stesso macro capitolo del bilancio ne è una emanazione. Anche perché, come annota lo stesso sindaco, “anche le donne milanesi scontano ancora un sovraccarico di cura che le porta spesso a dover pagare prezzi molto alti”. E il conto si è ulteriormente aggravato con il Covid. Qui, il Comune inserisce ad esempio il servizio nidi e le scuole dell’infanzia, le rette agevolate, la diffusione del lavoro agile, l’assistenza domiciliare agli anziani (1.950 beneficiari), i pasti a domicilio per gli anziani (il 70 per cento sono donne), i punti di allattamento, i posti a sedere per chi è incinta o ha difficoltà a muoversi sui mezzi e, appunto, anche il progetto piazze aperte e la strategia di una Milano a 15 minuti.

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