Vaccino anti-Covid, inaugurazione e dietrofront per il super hub di Trenno. Alle 16 si torna tutti a casa

Il contrordine dalla sala operativa arriva alle 16: “Stop ai vaccini, fermate tutto”. In coda in attesa dell’iniezione in via Novara ci sono dieci auto con altrettante persone che vengono quindi rimandate a casa, gli altri che sarebbero dovuti venire tra oggi e domani vengono subito contattati per la disdetta. La sospensione del vaccino AstraZeneca in Lombardia, decisa dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, nel pomeriggio di ieri, ha congelato il primo giorno di attività del Drive Through al parco di Trenno, dove dalla mattina presto si era cominciato a vaccinare decine e decine di insegnanti a bordo delle loro auto. Da oggi si ritorna al piano adottato finora, con la struttura gestita dall’esercito riservata soltanto a effettuare tamponi, sempre molto richiesti, fino a nuove disposizioni. “Mentre si continuerà a vaccinare gli over 80 all’ospedale militare di Baggio dove usiamo Pfizer”, precisa il colonnello Fabio Zullino.

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La decisione dell’Aifa ha mortificato il debutto del primo polo vaccinale, il più grande d’Italia, con l’iniezione dal finestrino, con i pazienti che arrivano in auto e vengono vaccinati sul sedile, così da mantenere il distanziamento ed evitare calche in sale d’attesa.

In trecento, ieri, erano stati convocati per ricevere la prima dose del siero, quasi tutti insegnanti. Come Federica Cimarrusti, 30 anni, insegnante alla Monterotondo di Niguarda: “Non avevo alcun dubbio se farlo o no, ora mi sento più libera. Da casa stiamo facendo i Lead, i legami educativi a distanza, mandiamo video e storie da fare con i bambini e con loro ci vediamo su zoom. Non vedo l’ora di tornare in presenza”. L’amministrativa del classico Rebora di Rho, Lorella, 59 anni, dice che “aspettavo da tanto, non sono preoccupata, è una cosa da fare ma avrebbero dovuto fare anche gli studenti. Speriamo si velocizzi l’iter perché limitare la propria vita è seccante”. Appena vaccinati ci sono anche Martina, che insegna alle medie e sta allattando, “mi hanno detto di sospendere per qualche mese”. E l’insegnante di religione 27enne Riccardo Galeazzi, 367 studenti da seguire alla Sarpi di Settimo milanese, che si dice “fiducioso, aspettavo solo di farlo. Questo sistema funziona bene, come una catena di montaggio”.

Il meccanismo è pensato così, effettivamente. Accettazione, con alcune domande del medico tipo “Ha qualche allergia? Prende qualche farmaco? Ha scompensi cardiaci?”. Se tutto fila liscio, si firma la liberatoria, braccio fuori dal finestrino e somministrazione. Tempo: cinque minuti. Più altri 15 per precauzione, da trascorrere nella propria auto nel parcheggio vicino, dove se si avvertono sintomi particolari basta suonare il clacson e il medico interviene. Dura 20 minuti la cura militare, per ora bloccata, che avrebbe dovuto accelerare la campagna massiva di vaccini che finora ha stentato a decollare. Un trattamento prussiano messo in piedi sul campo proprio dall’esercito, il primo esperimento – e non a caso – dell’epoca del generale Francesco Figliuolo come nuovo commissario straordinario dell’emergenza Covid-19 per velocizzare la campagna. E invece per ora si devono attendere nuove decisioni o altri vaccini.

Quello milanese, nella Lombardia tanto colpita dalla pandemia, è il primo operativo e il più grande polo di vaccini da iniettare in auto. Duemila metri quadri più 20mila di parcheggio dove si promette – quando ripartirà – di dare la svolta: 600 sieri al giorno, duemila a regime, previsto a breve, ora chissà. Le “linee”, come le chiamano qui, sono aperte dal lunedì al sabato dalle 8,30 alle 17,30, con istituzioni ed enti come gli ospedali San Paolo e San Carlo, l’Ats e la protezione civile a collaborare e l’esercito in prima linea con 60 medici e 120 infermieri. Un’organizzazione che ricalca la “quarta missione delle forze armate, cioè contribuire agli sforzi che il Paese realizza in caso di emergenze”, come ha detto ieri il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, presente con il governatore lombardo Attilio Fontana e la vicesindaca Anna Scavuzzo.
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