Attanasio, l’ambasciatore ucciso Congo. Delpini: «Luca dirà al Signore, vengo da un Paese dove si muore e non importa a nessuno»

Quando arriva il feretro, scortato dai carabinieri in alta uniforme e seguito dalla giovane vedova, il campo sportivo di Limbiate è già immerso nel silenzio assoluto da una decina di minuti. Le bandiere e i gonfaloni sono issati, gli sguardi di uomini e donne in fascia tricolore e dei tanti hanno conosciuto Luca Attanasio nella sua cittadina brianzola o in qualche angolo d’Africa sono rivolti alla bara avvolta nella bandiera. Sull’altare, l’arcivescovo di Milano Mario Delpini e i concelebranti (tra i quali don Angelo Gornati, che ha visto crescere l’ambasciatore all’oratorio e non lo ha mai più perso di vista) attendono a loro volta immobili e silenziosi.

«Il Signore dirà: “Da dove vieni, Luca, fratello?”. E Luca risponderà: “Vengo da una terra in cui la vita non conta niente – è il dialogo immaginari da Delpini nella sua omelia – vengo da una terra dove si muore e non importa a nessuno, dove si uccide e non importa a nessuno, dove si fa il bene e non importa a nessuno. Vengo da una terra in cui la vita di un uomo non conta niente e si può far soffrire senza motivo e senza chiedere scusa». Alla cerimonia era presente anche il coro dei ragazzi dell’oratorio San Giorgio, il suo oratorio.

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Poi il dialogo prosegue: «Il Signore dirà: “Perché ti volgi indietro, Luca, fratello mio?”. E Luca risponderà: “Mi volgo indietro perché considero quello che resta da fare, considero l’incompiuto che attende il compimento, le promesse che avrei dovuto onorare, la missione che avrei dovuto compiere. Ecco: troppo breve la vita. Ecco, troppe attese sospese! Perciò mi volgo indietro». I tanti volti africani presenti sul terreno sintetico e sulle tribune del piccolo stadio annuiscono nell’inscalfibile silenzio collettivo.

27 febbraio 2021 | 10:21

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