Coronavirus in Lombardia, la curva dei contagi torna a correre verso la zona arancione

La Lombardia si avvicina pericolosamente da lunedì alla zona arancione. Oggi il verdetto del Cts, dopo il monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità. Il virus viaggia sulle gambe di chi lavora e ha una vita sociale, oltre che attraverso i giovani che vanno a scuola. A Milano, Bergamo e Brescia il 60 per cento dei nuovi contagi si verifica fra gli under 50. A Milano (con Rt stabilmente sopra 1 da dieci giorni) Ats denuncia un balzo dei contagi scolastici del 33 per cento in una settimana. Dei nuovi 4.351 infettati ieri in regione, hanno un’età compresa tra i 25 e i 49 anni ben 1.618 persone. Gente che lavora dunque, che in molti casi ha figli in classe. I contagi tra gli under 18 sono 667, tra i 18 e i 24 anni 369. Come nella seconda ondata di novembre, finiscono per ammalarsi i genitori e i lavoratori (969 contagi ieri fra 50 e 64 anni), mentre gli anziani, chiusi a casa, sono più protetti: 359 casi fra 65-74 e 369 tra gli over 75. Purtroppo però le conseguenze per loro continuano ad essere più gravi: 35 sono gli anziani morti sui 44 decessi totali in Lombardia, mentre fra gli adulti sotto i 50, due sono le vittime.

Oggi dunque a Roma si valuteranno i dati della regione, che da lunedì con tutta probabilità tornerà nella zona a scarto ridotto, con limitazioni negli spostamenti fuori dal Comune di residenza e nuova chiusura per bar e ristoranti. E se sono già in zona rossa Bollate, Viggiù e Mede e in zona arancione rinforzata tutta la provincia di Brescia, otto Comuni della Bergamasca e Soncino nel Cremonese, nuove zone a rischio crescono in tutte le province. Anche alle porte di Milano, dove Ats città metropolitana (che copre anche il lodigiano) sta monitorando dove si sfora la soglia d’allarme dei 250 contagi settimanali ogni 100 mila abitanti. Soglia già superata in altri 18 Comuni (Vimodrone, Santo Stefano Ticino, Gaggiano, Binasco, Besate, Motta Visconti, Gessate, Pozzuolo Martesana, Vermezzo, Liscate, Paullo, Tribiano, Colturano, Casalmaiocco, Cerro al Lambro, Corte Palasio, Castiraga Vidardo, Caselle Landi).

In attesa del verdetto di Roma, il presidente lombardo Attilio Fontana non pensa ad altre ordinanze che chiuderebbero singoli territori. Ats Milano sta mappando i nuovi Comuni che si avvicinano a livelli di guardia: sono 18 quelli con focolai importanti. Una mappa a macchia di leopardo, come in tutta la Lombardia, dove ci sono diversi livelli di allarme nei territori: se nel Bresciano i contagi settimanali ormai sono a quota 300 ogni centomila abitanti e continuano a crescere, Milano è ancora a 130 ogni centomila (con aumento dei casi settimanali del 25%). Varese e Como sono messe un po’ peggio (160 con aumento dei casi del 25-30%), mentre Pavia, Sondrio, Lodi, Monza e Brianza hanno valori sufficientemente buoni (tra i 100 e i 150 con un aumento dei casi contenuto del 10-20 per cento), Lecco e Mantova (attorno a 160, casi stabili).

In effetti, quello di ieri è un bollettino di guerra sul fronte dell’epidemia: a fronte di 51.473 tamponi effettuati, sono 4.243 i nuovi positivi (8,2%). Martedì erano 2.480 (quasi la metà di ieri), mercoledì 3.310. La progressione è allarmante. A Brescia sono 973 i contagiati, 1.072 nel milanese, di cui 409 in città. Crescono i ricoveri nei reparti (78 in più in un giorno, il 15 per cento in più in una settimana) e le Terapie intensive lombarde sono sopra la soglia critica del 33 per cento dei letti occupati (407 letti, uno in più rispetto a 24 ore prima). Le varianti corrono nelle scuole, tanto che la Lombardia nell’incontro di ieri col ministro Mariastella Gelmini ha sollecitato un parere del Cts sulla didattica a distanza, che rallenterebbe la corsa del virus nel contagioso formato inglese.

Per Palazzo Lombardia la priorità sarebbe quella di non fermare il terziario, ristorazione e pubblici esercizi, che nello scenario arancione dovranno tornare ad abbassare le saracinesche. Fra i commercianti l’allarme è alto: scampato l’arancione venerdì scorso, oggi potrebbe arrivare un nuovo stop. Purtroppo la situazione sanitaria non lascia prevedere nulla di buono. La Regione ha attivato il livello 3 su 4 di organizzazione della rete ospedaliera e delle Rianimazioni, con trasferimento dei pazienti Covid agli ospedali hub di riferimento.

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