“Trattati come animali e presi a schiaffi”, le testimonianze dei lavoratori del vivaio Zazzera di Inveruno

“Di sicuro lì dentro vengono trattati meglio gli animali dei dipendenti”. A parlare, a verbale, è uno degli oltre cento lavoratori del Vivaio Zazzera di Inveruno, in corso Europa 1, diventati negli anni protagonisti di quella che è una storia di soprusi e di negazione dei diritti. A ricostruirla, i militari della guardia di finanza di Magenta coordinati dal procuratore aggiunto Donata Costa che ieri hanno messo agli arresti il titolare della ditta, Sergio Zazzera, 53 anni. Tra gli indagati anche due dipendenti addette alla contabilità e alla gestione del personale. L’accusa per Zazzera è molto pesante: ovvero l’aver sfruttato i lavoratori approfittando del fatto che avevano bisogno. In diversi casi si trattava di immigrati, donne, persone che avevano perso il lavoro o che erano costrette a lavorare per il vivaio perché senza alternative. Le indagini si poggiano su un’ampia raccolta di testimonianze coincidenti. Ad esempio in molti hanno raccontato dei modi brutali di Zazzera che in in un caso ha anche alzato le mani ai dipendenti; altri raccontano poi dei metodi di pagamento, in contanti e con tariffe da fame in alcuni casi anche di 2,93 euro l’ora (dovrebbero essere 13) e dopo che un periodo di prova di 20 giorni senza orari o compensi stabiliti; infine i contratti di “lavoro occasionale” che venivano fatti firmare a fronte di impieghi di circa 9 ore al giorno.

Tutte le testimonianze parlano poi di un clima di terrore che lo stesso Zazzera instaurava all’interno del vivaio: “Quando lo vedevano Sergio, da lontano, tutti si spaventavano”, racconta una donna che ha spiegato di essere stata costretta a lavorare perché il marito aveva perso il suo impiego e si era persino ridotta ad andare al vivaio appena operata alla tiroide, ancora con i punti. “L’ambiente non era familiare, tipo da dittatore, nel senso che non esisteva la pausa caffè… Lì dentro ti sentivi sempre controllata e osservata”, ha raccontato una lavoratrice. E ancora: “Se andavamo in bagno, dovevi andare correndo, se non correvi ti richiamavano dal megafono”. Circostanze confermate anche da un’altra lavoratrice: “Lì dentro non si poteva parlare fra di noi e non esistevano le pause caffè, se lei ci vedeva dalle telecamere eravamo in punizione”. In un altro episodio una lavoratrice racconta di un controllo improvviso dell’Ispettorato del lavoro e di un gruppo di ragazzi pakistani che vengono fatti uscire dal retro per evitare che vengano visti dagli ispettori. “Io preso schiaffi una volta da signor Sergio, mi ha strappato la maglietta e trattato sempre me male, con vaffanculo”, dice un ragazzo pakistano.

Secondo gli investigatori il Vivaio Zazzera è andato avanti così per anni: nel conteggio finale hanno individuato almeno 103 persone senza regolari contratti di assunzione a tempo indeterminato e con l’annotazione, nella contabilità dell’impresa, di ricevute di pagamento per lavoro autonomo occasionale sottoscritte dagli stessi lavoratori, in un periodo che va almeno dal 2010 fino al 2018. Per questo i militari hanno eseguito anche il sequestro dell’azienda con i suoi 13 immobili e beni per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro, a cui si aggiungono anche 10 conti correnti riconducibili alla ditta. Per Zazzera c’è anche l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale per aver minacciato un luogotenente della guardia di finanza.


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