Lombardia, ecco il piano anti focolai. Torna l’arancione. Vaccini accelerati

Una Lombardia a tre colori, per tentare di frenare il contagio isolando i territori dove emergono focolai perlopiù legati alle varianti di coronavirus, insieme a un nuovo piano vaccinale «localizzato» in queste aree più critiche. Il presidente Attilio Fontana, martedì ha firmato un’ordinanza con la quale istituisce, in una Regione dal primo febbraio in fascia gialla, una zona «arancione rafforzata» in tutta la provincia di Brescia, in otto comuni di Bergamo e in un comune di Cremona fino al 2 marzo, con eventuale proroga in base all’evoluzione epidemiologica. Le fasce rosse già attive (Bollate, Mede e Viggiù), tolto Castrezzato che segue il destino dell’intera provincia bresciana, vengono intanto prorogate di altri sette giorni, fino al 3 marzo. (Qui il testo dell’ordinanza)

Martedì mattina il ministero della Salute aveva infatti risposto positivamente alla lettera inviata martedì dal presidente Fontana, confermando di essere favorevole ad applicare nuove restrizioni nel Bresciano, da giorni osservato speciale visto l’aumento di nuovi casi positivi, con «l’aggravante delle varianti che qui sono presenti al 39% del totale dei casi», ha detto ieri in consiglio regionale annunciando il provvedimento l’assessora al Welfare e vicepresidente Letizia Moratti. Le ipotesi erano due: una grande zona arancione in tutta la provincia oppure tante micro zone rosse. Ha prevalso la prima, con l’aggiunta di nove comuni (i bergamaschi Viadanica, Predore, Adrara San Martino, Sarnico, Villongo, Castelli Calepio, Credaro e Gandosso, oltre a Soncino, in provincia di Cremona) e in modalità «rafforzata». La decisione è stata presa in accordo col ministero e, oltre alle misure già previste nella classica zona arancione, impone la totale sospensione della didattica in presenza in elementari, medie e superiori, oltre alla chiusura di nidi e materne. Non solo: è vietato per i residenti di questi territori spostarsi nelle seconde case e per i non residenti raggiungere la seconda casa se lì ubicata. E poi: mascherina chirurgica obbligatoria sui mezzi pubblici, utilizzo obbligatorio dello smart working ove possibile e sospensione delle attività in presenza nelle università.

Al provvedimento si aggiunge anche il tassello vaccini: da giovedì verrà rimodulata la strategia vaccinale, «come strumento prioritario di contenimento dei contagi», ha detto Moratti. «Non verrà toccata la vaccinazione in atto degli over 80 né delle categorie della fase 1 bis», ha chiarito la vicepresidente, ma riguarderà di fatto quelle categorie interessate all’inoculazione del siero AstraZeneca: «Rimoduliamo il resto delle vaccinazioni: daremo priorità, nei limiti del possibile e delle linee guida del ministero, alle aree più critiche, ai comuni al confine tra la provincia di Brescia e di Bergamo con presenza importante di focolaio di contagio legato alle varianti e una situazione di tensione legata alla saturazione delle terapie intensive locali». Verrà quindi data la priorità, per quanto riguarda le categorie destinatarie del siero AstraZeneca come forze dell’ordine, personale scolastico, polizia locale, ai comuni di confine in questione oltre a quelli che si trovano in fascia rossa.

A dimostrazione della necessità di questa scelta, ieri il responsabile della campagna di vaccinazione Guido Bertolaso ha esposto la situazione della provincia di Brescia, dove oggi «ci troviamo di fronte alla terza ondata», ha detto l’ex capo della Protezione civile. Un territorio che presenta «un’incidenza, ovvero un numero di nuovi casi, doppia rispetto al resto delle province lombarde». Tanto che «allo stato attuale, la situazione è sotto controllo e gestibile in tutto il territorio regionale, tranne in provincia di Brescia: per questo occorre intervenire immediatamente». Una provincia dove balza subito agli occhi l’effetto della vaccinazione: l’aumento dei casi, vertiginoso nella popolazione, non c’è affatto tra le categorie già vaccinate (operatori sanitari e mondo delle Rsa).

La Lombardia ha fatto, inoltre, una richiesta specifica al ministero della Salute che potrebbe accelerare di molto la campagna: chiede di poter somministrare una sola dose di vaccino, oppure di posticiparla di sei mesi, ai soggetti risultati positivi al Covid-19. «Un’eventuale risposta positiva — ha detto Moratti — ci permetterebbe di avere maggiore disponibilità di vaccino che, ad oggi, è la risorsa scarsa». Lo schema ricalca l’esperienza di Israele e in parte dell’Inghilterra che hanno privilegiato un’immunità parziale, con una sola dose, ma al maggior numero di persone possibili ed è, tra l’altro, oggetto di uno studio in corso da parte dello stesso Istituto superiore di sanità.

Oggi Palazzo Lombardia, presente il nuovo direttore generale Welfare Giovanni Pavesi, illustrerà l’aggiornamento del piano vaccinale. Mentre le opposizioni chiedono che «la Regione stabilisca quanto prima un’agenda degli appuntamenti vaccinali e li comunichi a tutti gli anziani, anche se non imminenti» (Lombardi Civici Europeisti) e auspicano che «tutte le rimodulazioni dei piani vaccinali siano concordate con il ministero, perché l’autonomia in questo campo non aiuta la lotta al virus», dice il capogruppo del Pd in Regione Fabio Pizzul.

24 febbraio 2021 | 08:14

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