Così figli e nipoti si trasformanoin tutor tecnologici per i nonni

Se si potesse istituire un giorno dedicato alle «care giver» milanesi, forse dovrebbe essere il 15 febbraio. Un esercito di figlie, nipoti e cognate ieri si sono collegate al portale della Regione e hanno aspettato per ore tra disagi e code infinite. Il femminile non è a caso: in attesa online, per la stragrande maggioranza, erano donne. Obiettivo: prenotare l’agognata vaccinazione anti-Covid agli ultraottantenni di famiglia.

Alle 13 l’ora di avvio del sistema, tempo pochi minuti ed era già tilt. Alle 13.07 il counter dava un numero da capogiro: 97 mila persone in fila. «Due ore dopo è arrivato il mio turno, a mio papà doveva arrivare l’sms di conferma ma a quel punto si è annullato tutto, ho dovuto ricominciare da capo», racconta Lavinia Tagliabue, docente universitaria. «Era ovvio che tutti, con l’ansia della vaccinazione e quello che abbiamo passato, ci saremmo collegati subito», riflette Chiara Cella, impegnata per i suoceri Ercole e Marilena, classe 1936 e 1939. I più fortunati hanno messo in pista la task force delle nipoti: Tarcisio Ghezzi ce l’ha fatta grazie a Marta, Elena, Anna e Sara, ognuna collegata con il proprio cellulare per il nonno.

«Ma per l’autostima degli anziani non sarebbe stato meglio immaginare una procedura dove potevano essere autonomi almeno in parte, magari potenziando ulteriormente il ruolo del medico di famiglia che conosce la storia sanitaria del paziente?», chiede Loredana Barbaro, foto del papà Giuseppe sulla scrivania d’ufficio. Qualcuno, a onor del vero, ha provato da solo, come Roberto Persi, 93 anni: «Mi preoccupo per me stesso, volevo ottenere conferma per la mia vaccinazione — dice piccato —. Mi sono connesso alle 13 in punto, un’ora dopo il sistema mi ha espulso, ho ritentato, alle 15 avevo 137 mila richiedenti davanti, un’ora dopo pensavo di avercela fatta e invece mi è apparsa una scritta con l’invito a riprovare. Devo chiedere aiuto?», scuote la testa. I medici di famiglia sono stati sommersi di chiamate, come anche i farmacisti, ma potevano fare ben poco. Gabriella Bianchi la narra un po’ come una Odissea: «Mio fratello per il Covid ha rischiato seriamente di morire, mamma Graziana e papà Giampiero hanno vissuto questi mesi di attesa per il vaccino come si aspetta la fine di una guerra — spiega —: sono sposati da 62 anni, hanno anche un po’ di paura, volevano fare la vaccinazione insieme ma il sistema non prevede la casella “coniuge”. Al numero verde mi hanno detto che non è possibile garantire loro né lo stesso giorno né lo stesso luogo di somministrazione». Clara Caravaggi, avvocato, era collegata dallo studio con due dispositivi (più il terzo per il suo lavoro) e solo verso sera è riuscita a registrare i genitori Luigi e Ivana, Marina Cattaneo al terzo tentativo ha lasciato il numero fisso di casa dei genitori, visto che l’Sms non arrivava: «Chissà quando chiameranno per l’appuntamento e se la mamma capirà cosa deve fare», si domanda.

Alessandra Faranda ricorda che altrove funziona «come un normale Cup, centro unico di prenotazioni che dà subito una data certa per la vaccinazione» mentre Fabio Marinsalta che ha fatto la trafila (invano) per i suoceri, per la mamma invalida è ancora in attesa: «Il Comitato regionale deve ancora decidere chi farà le vaccinazioni a casa…». Al ricordo di quelle prime ore di fuoco, Marianna Ferretti non si placa: «Dopo il pasticcio del bonus bici possibile che la Regione non avesse fatto gli stress test della procedura in tutti i passaggi?».

16 febbraio 2021 | 08:42

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