L’edificio icona di Gabriele Basilico sta cadendo a pezzi: “Un museo della foto per ricordarlo”

È partito tutto da qui: lo studio sulla trasformazione delle città, il legame sentimentale con i grandi centri urbani, le incessanti ricerche sul rapporto tra l’uomo e lo spazio. Una parte della sua fama internazionale Gabriele Basilico l’ha costruita anche grazie agli scatti che ritraggono un piccolo edificio industriale novecentesco che dall’ex scalo ferroviario di Porta Romana si affaccia su via Ripamonti. Era il 1981 quando uscì “Milano. Ritratti di Fabbriche”, la prima importante ricerca iniziata nel 1978 che aveva come protagonista la sua città: sulla copertina della prima stampa, uscita per Sugarco Edizioni, c’era proprio lui.

La fotografia di Gabriele Basilico del 1978 

Sono passati quarant’anni e il gioiellino di archeologia industriale cade a pezzi. Così, gli innamorati di questo angolo di città (associazioni di quartiere, fotografi e architetti) hanno lanciato un appello affinché non venga abbattuto, ma sia restaurato, trasformato in un tempietto della fotografia e dedicato a Basilico. L’area su cui sorge e che rientra nella riqualificazione degli scali, infatti, ospiterà il Villaggio olimpico del 2026: a fine marzo si conoscerà il progetto vincitore del masterplan e, con esso, sarà più chiaro il destino della costruzione. Nel frattempo l’appello sta facendo il giro dei social: a lanciarlo sono stati Giuseppe Corbetta, presidente del collettivo fotografico Forme Urbane, e Paola Kerpan, dell’associazione Cooperativa Cuccagna. ” Madrina” un po’ speciale dell’iniziativa è Giovanna Calvenzi, photo editor e moglie dell’artista scomparso esattamente otto anni fa, il 13 febbraio 2013.

“Sono felice perché – sorride – Gabriele era molto legato al quartiere, avendo iniziato proprio da lì a lavorare sui Ritratti di fabbrica e l’edificio è un’icona del suo lavoro”. Ancora oggi, racconta, sono in tanti a mandarle scatti della struttura: “Se, come ho visto dalle varie proposte, quel posto potesse davvero ospitare una biblioteca dedicata alla fotografia, mi piacerebbe donare la serie dei libri di Gabriele e altre cose che abbiamo qui in archivio”. L’idea, infatti, è quella di trasformare quei cinquecento metri quadri a ridosso dei vecchi binari e una volta utilizzati come officina e deposito in uno spazio culturale: “La petizione sta facendo il giro del mondo” , racconta Paola Kerpan. “Lì c’è un pezzo di storia urbanistica e sociale della città” , spiega Giuseppe Corbetta che ha studiato i soggetti di Basilico, pubblicando un libro che li ritrae dopo anni e fondando un collettivo che promuove il ruolo sociale e storico della fotografia.

A chiedere per la prima volta che l’edificio fosse salvato dalle ruspe è stato nel 2017 il Municipio 5, con una delibera sullo scalo. E lo scorso 5 febbraio il presidente di zona Alessandro Bramati ha convocato un incontro a cui hanno partecipato anche i futuri proprietari dell’area, Coima Sgr, Covivio e Prada Holding. “Dai gruppi è emersa un’apertura “, spiega Bramati: “Certo, è presto per fare promesse, ma la volontà di riqualificarlo c’è ” . Resta solo da capire chi se ne occuperà e come

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