Variante inglese, centinaia di casi: caccia ai focolai in scuole e famiglie

Si spengono le luci e pure le campanelle per un po’ non suoneranno. Tre scuole intere chiudono per Covid. Un focolaio che smorza l’ottimismo con cui si ragionava su come, quanto e quando riaprire in presenza. Per ora si chiude, a Bollate, dove sono state isolate la primaria Marco Polo nella frazione di Ospiate, la primaria Rosmini e l’asilo Munari: 45 alunni, 14 tra insegnanti e operatori. In totale fanno 59, con oltre 700 alunni a casa in quarantena e in didattica a distanza fino a tutta la prossima settimana.

A preoccupare non sono tanto i numeri, ma i motivi che hanno indotto alla scelta più prudente. Tutti e quattro i test campione svolti sui 59 casi positivi del focolaio hanno dato lo stesso verdetto: variante inglese. Scatta così il protocollo di emergenza nell’emergenza, quello annunciato qualche giorno fa dal direttore generale Welfare Marco Trivelli. Che prevede una forma di sorveglianza speciale, con il contact tracing retrodato alle due settimane precedenti e l’obbligo di tampone molecolare per tutti i contatti stretti. La campagna di screening di massa intanto è partita a suon di tamponi antigenici e all’orizzonte non si esclude lo scenario di una zona rossa localizzata, anche se il sindaco Francesco Vassallo per ora la esclude.

Così diventa inevitabile che il ragionamento si allarghi. Per capire quanto sia probabile che fenomeni del genere si possano ripetere in altre scuole. Ieri ogni genitore l’ha pensato. E ai vertici del Pirellone sono costretti a farci i conti, dopo che da settimane ad ogni ragionamento sulle misure da adottare o da rimuovere si mette l’asterico «salvo varianti». La mina variante, quella che rende meno luminosa ogni luce in fondo al tunnel e complica gli scenari della campagna vaccinale che in queste settimana deve cambiare passo.

Da settimane la task force di Ats, nei bollettini settimanali, segnala l’esistenza di focolai. Sono quelli che, per esempio, nell’ultimo mese hanno fatto lievitare i numeri negli asili e nelle primarie. La tendenza è quella di mettere un circoletto rosso sui casi di almeno tre-quattro studenti in un classe, quelli con una relazione accertata. Contagi secondari quindi: non solo rilevati in classe, ma con grande probabilità generati all’interno dell’istituto. La notizia buona è che attualmente a Milano e nell’hinterland non sono tanti, nell’ordine di una decina. Ovviamente quello di Bollate da giorni era monitorato come il caso più eclatante. La notizia meno positiva è che l’evoluzione delle varianti ha cambiato ormai anche l’ottica di analisi. I casi di mutazione inglese se si cercano, con i test a campione nei laboratori, si trovano.

Erano (solo) un centinaio lunedì. Negli ultimi report sui tavoli della Regione sarebbero almeno cinque volte tanti. Questo significa che sono in crescita, ma come anche le indagini per evidenziarli. Un focolaio più grande, come quello di questi gironi a Bollate, però può autorizzare a pensare a una circolazione più diffusa e già radicata. Per questo negli ultimi giorni si stanno intensificando i lavori di sequenziamento. I risultati dei test potranno mettere meglio a fuoco il quadro, ma ora si lavora per contenere le diffusione, non certo più per evitarla.

Dall’analisi dei casi della scuola di Bollate, iniziati a fine gennaio, emerge un’altra conferma: la variante inglese potrebbe diffondersi più facilmente tra i più giovani e con casi prevalentemente sintomatici. Che se da un lato facilita il riconoscimento e quindi l’isolamento dei casi, dall’altro conferma anche la maggior contagiosità. Quello di Bollate è il primo focolaio di variante inglese in Lombardia generato con grandi numeri in una scuola. Gli altri due casi con maggior numero di contagi a Corzano, nel bresciano, e a Trescore, in provincia di Bergamo, erano a carattere familiare. Ats Milano ieri stava ricostruendo anche altri due casi di «pazienti inglesi»: una signora rientrata dal Regno Unito. L’altro, un anziano che in Inghilterra non ha mai messo piede. Positivo anche il figlio. Uno più uno.

12 febbraio 2021 | 07:36

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