La rabbia di Fontana: «Il ministero blocca la valutazione del Cts sul nostro piano vaccini»

Solo ieri mattina il senatore e leader della Lega, Matteo Salvini, aveva annunciato «Proporremo a Draghi il modello Bertolaso», riferendosi al modello per l’immunizzazione di massa della popolazione messa a punto dal nuovo consulente di Regione Lombardia per la campagna vaccinale anti-Covid Guido Bertolaso. Oggi, si apprende dallo stesso presidente della Regione Attilio Fontana, lo stop da Roma sulla valutazione di quello stesso modello.

«Trovo incredibile che il ministero della Salute abbia deciso di bloccare la valutazione, prevista per oggi da parte del Cts, del piano vaccinale di massa della Lombardia», dice Fontana. Il piano, si scopre, era stato inviato proprio ieri da Milano a Roma, evidentemente dopo la visita di Salvini, che aveva passato l’intera mattinata a Palazzo Lombardia insieme al presidente Fontana, alla vicepresidente e assessora al Welfare Letizia Moratti e all’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Un modello di cui Salvini, dopo aver visto i numeri, aveva lodato l’efficacia: «C’è un modello lombardo che è il più avanzato dal punto di vista della messa in sicurezza della popolazione e delle vaccinazioni — aveva detto ieri il senatore —. Ho visto un piano con numeri, dati e costi assolutamente convincenti: vorrei che tutta l’Italia avesse la stessa protezione. Domani la priorità che porteremo al tavolo del professor Draghi, mentre altri si occupano di ministeri e di poltrone, sarà soprattutto la salute». Oggi invece, si apprende, è stata sospesa la valutazione del piano lombardo da parte del Cts: «Era stato inviato ieri — informa il Fontana — da me e dalla vicepresidente Moratti, come contributo lombardo e best practice da proporre anche a livello nazionale».

«Il piano vaccinale coordinato da Guido Bertolaso — continua il presidente di Regione Lombardia — si propone infatti di vaccinare 10 milioni di italiani residenti in Lombardia, un sesto della popolazione nazionale. Riteniamo che il piano vaccinale sia una priorità per tutto il Paese e che non debba sottostare a logiche di parte». Non è tardata la risposta da parte del ministero della Salute: «Il piano vaccini ha valenza nazionale» e dunque «ogni atto delle singole Regioni diretto a intervenire sulla materia può essere valutato dal ministro della Salute in ragione della necessità di azioni coordinate e omogenee su tutto il territorio nazionale», scrive il capo di gabinetto del ministero della Salute in una lettera inviata al Cts in merito al piano della Lombardia, sottolineando la necessità di un «raccordo» tra le iniziative delle Regioni con le prescrizioni nazionali. Da parte del ministero ci sarà comunque un esame «rapido e costruttivo» del piano, «purché in linea con le indicazioni del piano nazionale».

La polemica arriva dopo la riapertura della disputa accesa tra la Regione e il governo, in questo caso tra l’assessora al Welfare Moratti e il commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri, sull’invio della task force medica per la vaccinazione di massa, che in Lombardia parte tra appena 15 giorni, il 24 febbraio. Intanto Moratti inizia a dare qualche dettaglio in più rispetto al piano di adesione alla campagna per la prima categoria interessata, quella degli ultraottantenni: «Gli over 80 da lunedì 15 febbraio potranno rivolgersi al loro medico di famiglia o alla farmacia di fiducia per aderire alla campagna vaccinale, successivamente verranno contattati telefonicamente per fissare l’appuntamento per la somministrazione», chiarisce la vicepresidente ai microfoni del Tgr Lombardia.

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9 febbraio 2021 | 16:42

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