Il delitto quasi perfetto della Certosa di Pavia, sequestrata l’eredità milionaria all’amico del pensionato morto

Un sequestro di beni da 5 milioni di euro è stato disposto dal giudice nei confronti di Nicola Alfano, un visagista 47enne di Milano, in carcere da novembre dello scorso anno perché sospettato dell’omicidio del patrigno, il 78enne possidente Bruno Lazzerotti, trovato annegato in mezzo metro d’acqua nell’abitacolo della sua Alfa Romeo in una roggia a Vellezzo Bellini, nel Pavese. Secondo l’accusa l’incidente d’auto era stato simulato. E la richiesta d’aiuto dell’uomo, che aveva raccontato di essersi miracolosamente salvato, una simulazione. La notizia del sequestro è riportata dalla Provincia Pavese.

In attesa che il gup si pronunci sul rinvio a giudizio chiesto nei suoi confronti (gli avvocati difensori attendono l’esito di un ricorso presentato che contesta l’arresto) è stato disposto il sequestro preventivo dell’eredità della vittima, che sarebbe passata, appunto, nelle mani del 47enne.

L’uomo sospettato, infatti, sarebbe stato amico di famiglia, praticamente un figlio, per l’anziano, vedovo, e sarebbe stato anche il destinatario della sua eredità. Ma l’avvicinamento del 78enne a una donna negli ultimi tempi lo avrebbero spinto, secondo le accuse, a ucciderlo prima che cambiasse il testamento. Così a essere finiti sotto sequestro oltre a un milione in titoli e contanti, tre case nel centro di Milano e una a Finale Ligure.

I due, entrambi residenti a Milano, erano legati da lunghissima amicizia. Lazzerotti era stato addetto stampa della Sai Assicurazioni, era ancora un poeta di discreto successo editoriale a livello locale e, soprattutto, non avendo familiari in vita aveva lasciato tutto ad Alfano. Una circostanza che ha messo subito la pulce nell’orecchio degli investigatori, insieme alla dinamica dell’incidente: l’auto in cui era stato ritrovato il cadavere era inclinata sul lato destro ma non era stata invasa dall’acqua, che scorreva con pochissima corrente. Anche i tempi dei soccorsi non avevano convinto la Mobile. Dall’incidente, avvenuto alle 15,35, alla prima chiamata al 118 erano trascorsi 39 minuti. Alfano è stato a lungo messo sotto osservazione. Per gli inquirenti, l’uomo avrebbe prima gettato l’anziano amico (forse già tramortito) nella roggia e poi inscenato il depistaggio con l’incidente.

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