Vaccinazioni Covid in Lombardia, ancora lontana quota 10 mila dosi utilizzate: 21% contro il 40 della media nazionale

La macchina anti-Covid, nella regione più osservata d’Italia prova a spingere sull’acceleratore per uscire dal rodaggio e allinearsi al resto del Paese: ieri in Lombardia sono state vaccinate 7.800 persone, contro le 6.400 di lunedì, per un totale di 17.100 dosi somministrate dall’inizio della campagna, con una percentuale del 21,2 per cento delle fiale attualmente in dotazione. I numeri, snocciolati ieri in serata da Palazzo Lombardia, davanti al 64,8 per cento del Lazio ma anche soltanto al 39,8 della media nazionale (qui la fotografia, meno aggiornata di quella regionale, è scattata dal ministero della Salute e aggiornata al tardo pomeriggio), sono ancora bassi: peggio fanno soltanto Calabria, Sardegna e Molise.

Il traguardo delle 10 mila dosi giornaliere indicate come obiettivo dal responsabile regionale del piano vaccinazioni Giacomo Lucchini ancora non è stato raggiunto, così come sono lontanissime le 20 mila sbandierate ieri da Matteo Salvini come goal quotidiano da conquistare entro la fine di questa settimana. Il leader del Carroccio teme che i frigoriferi vengano svuotati in una decina di giorni, ma se la velocità di crociera resta quella di queste ore il problema, più che l’esaurimento scorte, è un altro. Per Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli Odontoiatri (Fnomceo), a non funzionare è il “sistema territoriale in Lombardia: per le vaccinazioni bisogna coinvolgere i medici sul territorio, ma una sanità articolata in ventuno sistemi diversi è una sanità difficilmente gestibile”.

Intanto, la seconda tranche dei vaccini Pfizer attesa per lunedì e rimandata a ieri, arriva a spizzichi e bocconi: erano preventivate quasi 89 mila dosi da aggiungere alle 80 mila della prima partita, ma il rifornimento è rallentato a livello nazionale. La speranza è che, passata la Befana, l’invio venga completato al più presto, possibilmente entro domani. Oltre ai tempi di somministrazione e all’arrivo delle scorte, un altro nodo, questa volta nelle mani del governo, è quello degli strumenti: a Pavia lunedì è arrivata una tranche di mille siringhe sbagliate e il Policlinico San Matteo ha dovuto dar fondo al proprio magazzino, in attesa degli invii di ieri, fortunatamente corretti.

A Bergamo, città simbolo della battaglia contro il virus, la campagna è iniziata ieri: al Papa Giovanni XXIII sono stati vaccinati in 150 tra medici, infermieri, operatori sanitari, personale amministrativo e tecnico. L’obiettivo della prima fase qui, con un ritmo che punta a 230 iniezioni al giorno a pieno regime, è di immunizzare più di ottomila persone: i circa cinquemila operatori dell’ospedale, compresi i medici della rete territoriale e del polo di San Giovanni Bianco, i medici di medicina generale, i pediatri e i volontari delle ambulanze. A Sondrio, un medico di base che opera in provincia vaccinato nei giorni scorsi, è stato ricoverato per Covid: ” Probabilmente – ha spiegato la direttrice generale dell’Ats della Montagna Lorella Cecconami – era già positivo quando ha ricevuto la sua dose e non sapeva di esserlo”.

Intanto, mentre i vaccini non sfrecciano, il virus non frena: i nuovi casi registrati in Lombardia nelle ultime 24 ore sono stati 1.338 con un rapporto tra tamponi effettuati (12.790) e persone positive stabile al 10,4 per cento ( era al 10,5 lunedì). Sono diminuiti i ricoveri in Terapia intensiva (- 9 per cento, 475 in totale) mentre sono aumentati (+ 117, 3.344 in totale) i nuovi ricoveri in altri reparti. I morti sono 62 per un bilancio totale, molto pesante, di 25.406 in tutta la regione da inizio pandemia. Tra guariti e dimessi, invece, si sono contati 1.646 pazienti. Il dettaglio provincia per provincia mostra 304 nuovi casi a Varese, 254 nella Città metropolitana di Milano di cui 110 nel capoluogo, 162 a Mantova, 121 a Como, 100 a Brescia, 98 a Pavia.

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