Vaccino anti-coronavirus, in Lombardia partita la campagna: 6.400 dosi utilizzate nel primo giorno

Una macchina che ha ripreso a correre. Così definiscono in Regione la struttura dei vaccini anti-Covid, organizzata su 65 hub in tutta la Lombardia e che ha visto ieri il primo vero giorno di somministrazioni, dopo una partenza con il freno a mano tirato: nelle ultime 24 ore sono state circa 6.400 le persone (operatori delle strutture sanitarie) che hanno ricevuto la prima dose di vaccino, che hanno portato il totale oltre quota 9 mila. Ciò significa che è stato utilizzato circa il 10 per cento delle dosi già ricevute dalla struttura commissariale che smista i cosiddetti “vassoi”.

Ieri doveva essere anche il giorno dell’arrivo della seconda tranche con 88.920 dosi della Pfizer, la cui consegna però è slittata. Nulla di preoccupante, sostengono però in Regione, visto che la data è da considerare “ballerina” e la consegna è prevista comunque per oggi. Sicuramente le strutture sanitarie lombarde avranno da lavorare parecchio, anche per colmare il gap che ancora oggi c’è rispetto alle altre regioni: nel Lazio, ad esempio, sono già state somministrate quasi 23 mila dosi, secondo i dati del ministero della Salute, praticamente la metà di quelle che erano già a disposizione. “La Lombardia ha certamente una macchina complessa, che per le 65 strutture significa poter somministrare 10 mila dosi al giorno e, in prospettiva, con anche le Rsa e gli altri punti, arrivare a picchi di 20 mila somministrazioni al giorno – ha spiegato Giacomo Lucchini, responsabile del piano vaccini in Lombardia – . Quando abbiamo chiesto alle strutture di preparare questi piani loro hanno considerato tutte le variabili, dalle consegne, ai turni del personale, all’arrivo di materiali di consumo come siringhe e aghi. Sulla base di quello noi sappiamo che adesso tutti e 65 gli hub sono partiti, per raggiungere tutti gli obiettivi che ci sono stati prefissati come piano vaccinale”.

Ieri è partita anche la campagna di vaccinazione anti Covid- 19 del Gruppo San Donato, che coinvolge il Policlinico San Donato e l’ospedale San Raffaele, dove sono stati vaccinati in totale 200 operatori sanitari. Al San Raffaele tra i primi a ricevere la vaccinazione il professor Enrico Gherlone, che è il rettore dell’Università Vita- Salute, insieme a medici e infermieri. Tra i vaccinati anche Sandro Iannaccone, primario dell’Unità di Riabilitazione Covid, Emanuele Bosi, primario dell’Unità di Medicina generale indirizzo (nei prossimi giorni verrà vaccinato anche Alberto Zangrillo). Tutta da programmare invece la fase due che prevederà la somministrazione del vaccino agli ultra 80enni. L’unica certezza, al momento, è che non si comincerà prima di marzo, considerato che la fase uno occuperà gennaio e anche tutto febbraio. Sarà cruciale la disponibilità dei vaccini Moderna e Astrazeneca, più facili da gestire (non servono frigoriferi per conservarli a meno 70 gradi), e che permetterà di coinvolgere i medici di base nelle somministrazioni.

Coinvolta nella campagna vaccinale, con un ruolo di coordinatori della promozione e dell’attività pubblicitaria, anche l’associazione “Bauli in piazza” nata per supportare i lavoratori degli eventi dal vivo, fermi da marzo per la pandemia. A volerlo è stato Arcuri, il commissario straordinario per l’emergenza Covid, che ha accolto il suggerimento di Stefano Boeri: a loro sarà affidato l’allestimento della campagna di comunicazione in 314 ospedali italiani. Mario Viscardi è il portavoce del progetto.

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