Niguarda, il d-day dell’anti Covid: trapianto di cuore e arriva il vaccino

Da più di un mese era ricoverato al Niguarda, con un cuore malato e da sostituire il prima possibile. In cima alla lista d’urgenza per i trapianti, in attesa di un donatore compatibile. La buona notizia è arrivata la vigilia di Natale: «Forse ci siamo». E così il giovane paziente, nemmeno 30 anni, è entrato in sala operatoria alle 2 di notte e ne è uscito otto ore dopo, portando nel petto il regalo di uno sconosciuto. «Aveva una miocardiopatia di origine sconosciuta — spiega Claudio Russo, direttore della Cardiochirurgia del Niguarda —. Il cuore non pompava bene e aveva aritmie gravi, potenzialmente mortali». I primi segnali sono emersi la primavera scorsa, poi il problema è peggiorato ed è stato necessario il ricovero. Impossibile, vista la malattia, l’uso di un cuore artificiale come «ponte» al trapianto. «La notte di Natale, mentre era in corso un’altra emergenza, è arrivata la notizia della disponibilità di un organo — racconta ancora Russo —. La nostra équipe l’ha prelevato, poi è iniziato l’intervento».

Le speranze di successo

Il paziente è ancora ricoverato, ma sta migliorando. Il pieno successo dell’operazione dipende da diversi fattori. «C’è la questione della ripresa cardiaca, quella del rigetto, il possibile rischio futuro di infezioni. Servono giorni, a volte settimane. Ma la giovane età aiuta, gli organi recuperano più facilmente». Un Natale indimenticabile per il ricevente e anche per l’équipe. «Siamo esecutori di un gesto estremo di generosità da parte del donatore — dice il dottor Russo —. In questo caso, un gesto che fa la differenza tra la vita e la morte». A causa dell’epidemia i trapianti sono diminuiti, ma non spariti. Dai 32 interventi del 2019, anno record per il Niguarda, si è passati ai 24 finora eseguiti nel 2020. Segno che, accanto alla gestione dell’emergenza coronavirus, è necessario occuparsi anche di altre urgenze.

L’hub delle fiale

Niguarda è anche l’hub dove oggi alle 8 sono arrivate le prime fiale di vaccino anti-Covid. Il loro viaggio è iniziato dal Belgio il 24 dicembre. Poi hanno fatto tappa a Roma, all’Istituto Spallanzani e sono ripartite per tutte le regioni. È in carico all’esercito il trasferimento fino al Niguarda e da lì altri agli poli scelti per il «Vaccination-day»: Alzano e Codogno, il Pio Albergo Trivulzio, l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, quello di Cremona, il Manzoni di Lecco, gli Spedali Civili di Brescia, il San Matteo di Pavia, il San Gerardo di Monza, i presidi di Sondrio, il Circolo di Varese, il Sant’Anna di Como, il Carlo Poma di Mantova. Come noto, i primi a essere protetti saranno medici, infermieri, operatori socio-sanitari e ospiti delle residenze per anziani. Tra i testimonial ci sono volti noti, come Massimo Galli e Giuliano Rizzardini dell’ospedale Sacco, Antonio Pesenti, direttore dell’Unità operativa complessa del Policlinico, Alberto Zangrillo, primario dell’Unità operativa anestesia e rianimazione del San Raffaele, Sergio Harari, direttore dell’unità operativa Pneumologia del San Giuseppe e popi Carlo Signorelli dell’Università San Raffaele, Paolo Grossi dell’ ospedale di Circolo di Varese, Giuseppe De Donno del Carlo Poma di Mantova, Raffaele Bruno del San Matteo di Pavia, Annalisa Malara, che per prima intuì l’infezione da coronavirus nel paziente 1, Fabrizio Pregliasco dell’Anpas. La Regione ha inoltre individuato tra i primi da sottoporre a profilassi Adele Gelfo in rappresentanza degli operatori socio-sanitari e Grazia Fresta per gli addetti ai servizi. In fila per ricevere il siero anche i presidenti dell’Ordine dei Medici Chirurghi e odontoiatri e quelli dell’Ordine delle professioni infermieristiche di tutte le province lombarde.

Le istituzioni

All’avvio della campagna saranno presenti anche Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, l’assessore alla Sanità del Pirellone Giulio Gallera, il direttore generale del Niguarda Marco Bosio, il capo della Rappresentanza della Commissione Europea del nord Italia, Massimo Gaudina, Giacomo Lucchini, referente per la campagna lombarda. Ovviamente non tutte le 1.620 dosi saranno somministrate oggi. Le fiale rimanenti rimarranno sotto strettissima sorveglianza nei super freezer che garantiscono una temperatura di meno 75 gradi e anche oltre e saranno iniettate nei prossimi giorni. Verosimilmente, in attesa di avere le ulteriori scorte e quindi la certezza di poter fare il secondo richiamo a chi ha già ricevuto la prima dose. Anche durante il tragitto fino a Niguarda i mezzi con il preziosissimo carico saranno scortati e sorvegliati da un imponente apparto di sicurezza. I dati di adesione tra le categorie interessate al momento sono alti. Al Pio Albergo Trivulzio si parla del 90 per cento, del 94 per ceto addirittura alla Poliambulanza di Brescia. Il vaccino, secondo gli esperti, sarà efficace anche contro la nuova variante cosiddetta inglese del virus, recentemente emersa anche in Lombardia. Il Policlinico di Pavia l’ha infatti riscontrata in due italiani atterrati a Malpensa il 23 e il 24 dicembre. Uno di loro è un pilota residente ad Arsago Seprio in provincia di Varese. Per entrambi è scattato immediatamente il piano di isolamento e di profilassi.

27 dicembre 2020 | 07:44

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