Alberto Genovese, parla la 18enne vittima dello stupro: “Sono distrutta e sotto shock”

Ha incontrato ieri per la prima volta gli psicologi, cominciando il faticoso percorso verso una vita normale, quella che si è interrotta la notte dello scorso 10 settembre nel super attico del suo stupratore, il mago delle start-up Alberto Genovese, fondatore di Facile.it (lasciato nel 2014). “Avevo saputo della festa dalle mie amiche, di lui non sapevo nulla, ne conoscevo appena il nome. Eravamo stati messi in lista da un amico comune”. A oltre un mese da quelle venti ore in balia del suo aguzzino alla ‘Terrazza Sentimento’, a due passi dal Duomo di Milano, la diciottenne è ancora stravolta.

“Sono distrutta, confusa e sotto choc. Mai avrei pensato di andare a una festa e poi vivere un incubo del genere. Gli insulti e le offese sui social sono stati un’altra violenza”, confida al suo avvocato Luca Procaccini. “Sta come può stare una ragazza che ha vissuto una simile esperienza – dice il legale -. Paradossalmente si sentiva meglio nei giorni successivi alla festa, aveva ricordi offuscati su quanto era successo. Ora invece le tornano come flashback le immagini di quella notte. Basta un servizio in tv o un articolo di giornale. Sta molto male. Quando l’ho incontrata la prima volta, mi ha ricordato i ragazzini all’apertura dei cancelli di Auschwitz: magra, triste, con lo sguardo vacuo, il pianto improvviso”.

Ora gli assistenti sociali dovranno aiutarla ad affrontare il peso di quanto accaduto. “E’ stato complicato farle capire che i medici sono persone che possono aiutarla – dice Procaccini -. Dopo un primo incontro ieri, domani ci sarà una nuova seduta. Per tutto questo tempo è rimasta chiusa in se stessa”. I momenti più duri sono quelli in cui rivede il frame del letto nella camera di Genovese, quei video della telecamera che l’imprenditore – ora in carcere per stupro, sequestro e spaccio – ha cercato di cancellare all’arrivo della polizia. Immagini che invece gli uomini della squadra mobile, diretti da Marco Calì, sono riusciti a recuperare e a depositare in un’informativa agli atti dell’indagine del procuratore aggiunto Letizia Mannella e del pm Rosaria Stagnaro. Trovando così in quel film dell’orrore tutti i riscontri al racconto della diciottenne.

La ragazza è riuscita a scappare dall’attico poco dopo le 22 dell’11 ottobre. Seminuda, con una sola scarpa e in stato di choc, ha fermato una volante della polizia ed è stata portata al pronto soccorso della clinica Mangiagalli, dove le sono stati diagnosticati 25 giorni di prognosi per le lesioni su tutto il corpo.

“Nella prima parte della serata, fino alle 22,30 circa ho ballato insieme agli altri e ho chiacchierato – aveva detto la vittima alla polizia -. In mezzo alla sala c’erano dei piatti con della cocaina e dell’altra sostanza stupefacente chiamata “2CB” messa a disposizione degli invitati. Anche io ne ho assunta spontaneamente. Comunque fino a quel momento mi stavo divertendo molto e stavo bene”.

Poi l’incontro con Genovese. “Dalle 22,30 circa di quella sera, fino alle 16,30 del giorno successivo, ho i ricordi offuscati. Non so cosa mi sia accaduto di preciso perché ad un certo punto ho perso lucidità, sono quasi certa che facendomela passare per cocaina, qualcuno, penso Alberto, mi ha fatto assumere qualche altra sostanza che mi ha stordita. Di quelle ore in cui ero come stordita, ho solo dei flashback: ricordo che ero in camera da letto di Alberto, sono certa che in quel momento ero ammanettata. Ricordo che con le manette mi avevano legato sia le caviglie che i polsi, in maniera molto stretta. Ricordo cha avevo le braccia, all’altezza dei bicipiti, legate al corpo. Ero completamente nuda. Poi ho perso i sensi e da quel momento in poi non ho altri ricordi. Mi sono risvegliata verso le 16,30 del giorno successivo. Ero nel letto sempre nuda, accanto a me, nel letto c’era Alberto che era completamente nudo anche lui ed era sveglio. Il lenzuolo che copriva il materasso era pieno di sangue”.

 

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