Le illustrazioni di Ugo La Pietra: le fiabe al balcone diventano virali

I fischi e i gorgheggi di due merli affamati. Gli svolazzi di un grembiule malizioso. I suoni e i segreti di un condominio milanese. Sono tutte le storie al balcone di Ugo La Pietra. Parabole al terrazzo. Racconti dalla finestra di fronte. Affiora una Milano vista e intravista, o solo immaginata. La traduce in forma di favola metropolitana, senza rinunciare alla verve critica questo artista e architetto, ma anche scrittore, musicista, intellettuale.

Dovremmo coniare il genere di “favole al balcone”, in tempi di pandemia. Il suo agile libro, elegante quaderno rilegato a filo e pubblicato da Corraini, colleziona così ‘Storie di virus’, come recita il titolo. “Non ho fatto che riempire quei vuoti e quei silenzi pieni di pensieri che tutti abbiamo vissuto in un 2020 inimmaginabile. In queste ore raccontare cose reali mi affatica. Scrivere e disegnare il fantastico è la grande evasione”. In equilibrio, tra disegno e scrittura, come in tutta la sua opera, nascono storie e memorie, invenzioni e piccole intuizioni.La Pietra ritrae una città all’ombra rossa di un virus, che appare come un minaccioso asteroide. Le storie sono lievi. Lo scenario è oscuro. Il registro doppio è consueto per un autore che ha sempre fatto confluire critica e gusto del paradosso, come nel mitico video del 1972, La grande occasione, in cui vestiva i panni di un Buster Keaton dell’architettura che si aggirava in una cupa Triennale vuota, sotto il peso di una lunghissima scala a pioli. Il medesimo spirito appare qui in un diario di storie e disegni. Perché scrivere e disegnare sono una costante.

La Pietra restituisce da sempre il suo sguardo in punta di matita, con agilità ritmica sincopata. Nella sua lunga storia, raccontata in una mostra in Triennale cinque anni fa, ha saputo far confluire scrittura, segno e disegno, dalla pittura dei primi anni Sessanta, connotata nella corrente Segnica; alle sue riflessioni tra politica e architettura radicale, quando esortava alla riappropriazione della città. Una vocazione narrativa era già emersa nei gustosi libri di memorie pubblicati da Manfredi Edizioni (in arrivo una nuova puntata, su avventure e disavventure vissute accanto agli artigiani). “In passato ho scritto di cose reali. Questa è pura invenzione, a cui ho abbinato testi di denuncia. Siamo stati messi a confronto col virus che cambia comportamenti e abitudini. Travolge la società che non è disposta a cambiare. Non sa rinunciare neppure alla movida” . Pagina dopo pagina, l’orizzonte e il paesaggio della città, dove viviamo le nostre affollate solitudini da aperitivo, come le definisce La Pietra, scivolano nell’astrazione. Il territorio si sfalda. Appare irriconoscibile. La città nei suoi disegni perde d’identità in modo drammatico, sotto l’ombra rossa del meteorite. Ma le storie ci restituiscono calore e speranza.

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