Covid Milano, sani e malati: le due città che devono dialogare

Il fine settimana rende più evidenti i due stati d’animo che attraversano i cittadini in questa durissima prova della pandemia. Da un lato c’è la città dei «malati»: i positivi chiusi in casa, i pazienti in ospedale, parenti e amici che li assistono, medici e infermieri al lavoro senza sosta. Dall’altro c’è la città dei «sani», di chi legittimamente cercherà, tra i margini di movimento che lascia la zona rossa, scampoli di tempo libero, di «socialità» distanziata. Insomma, simbolicamente: da una lato le foto dei pronto soccorso, dall’altro quelle dei parchi con la gente che cammina. È inevitabile che succeda così, umano e, se i limiti vengono rispettati, non c’è nulla di male (altro discorso sono gli assembramenti non consentiti, per i quali la prefettura annuncia un piano di maxi controlli nel weekend). Rispetto alla prima ondata, però, il divario «emotivo» tra queste due città pare essersi allargato. Non c’è notizia riguardante il Covid che sui social non venga commentata in modi opposti, tra chi chiede misure ancora più strette e chi individua in qualche timido segnale positivo la possibilità di una «riapertura», magari per Natale (di chi nega il virus, viceversa, meglio non occuparsi).

Vista la complessità della situazione, i suoi rapidi cambiamenti, sono entrambe posizioni legittime, probabilmente frutto anche della «parte» di città in cui ognuno si trova, ben sapendo però che, in un attimo, si può passare da quella dei «sani» a quella dei malati e, fortunatamente, anche fare il percorso inverso. Rispetto alla prima ondata si dice che ci sia meno unione tra i cittadini, e forse anche questo è inevitabile. Ciò che invece va evitato è che queste due città si perdano di vista, che ognuna vada per la sua strada, assumendo come unico metro di giudizio — penso ovviamente ai «sani» — la propria condizione del momento. Questa sì che sarebbe una sconfitta.

14 novembre 2020 | 11:39

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