Mammografie e visite al cuore rinviate: i «danni collaterali» del Covid

Ci ha messo la faccia. Per dire una cosa che pochi pensano e soprattutto molti sottovalutano. «Non possiamo spegnere la sanità per colpa del Covid». Milioni di visualizzazioni per il video in cui Martina, anni 26 e un cancro al colon, riaccende i riflettori su quali e quante patologie rischiano di essere messe in stand-by per colpa dell’emergenza Covid. Da gennaio a settembre, ultimo dato consolidato, in Lombardia sono stati effettuati 33.634 interventi oncologici. I problemi si pongono però con quel che ne sarà dell’ultimo trimestre, con gli ospedali sotto pressione per il ritorno violento del Covid soprattutto in Lombardia e nell’area di Milano. Ad oggi il 9,2 per cento di tutta l’attività sanitaria extra pandemia è già stato rinviato. Si tratta di quelle che vengono definite «attività non urgenti». Per questo il dato che riguarda il settore oncologico è più basso. «La ripresa dopo la fase 1 lasciava buone prospettive per la chiusura dell’anno: ora sarà importante capire quanto questa nuova ondata potrà durare. Perché l’Oncologia è una priorità terapeutica, qui non esiste il concetto del rimandabile», spiega il professor Roberto Orecchia, direttore scientifico dello Ieo, uno dei due hub di settore insieme all’Istituto dei tumori.

Intanto i numeri, per capire gli scenari: a livello di chirurgia oncologica allo Ieo si fanno 15 mila interventi l’anno, una media di 1.200 al mese. Tra marzo e maggio si era perso il 20 per cento di attività. Già a giugno e luglio si era rientrati nelle medie storiche. «Si pagavano soprattutto le rinunce di pazienti che sarebbero dovuti arrivare da altre Regioni, per difficoltà logistiche e un diffuso timore verso gli ospedali. Per ora la situazione mi sembra diversa», aggiunge Orecchia. Numeri alla mano, se risonanze magnetiche e tac sono in linea con un calo inferiore all’1% rispetto al 2019 e l’attività chirurgica non risente di variazioni, ci sono preoccupanti avvisaglie in alcuni settori dello screening. Ad esempio nel settore delle mammografie, dove il calo di prenotazioni è già del 14 per cento. Un ritardo diagnostico che si rischia di pagare più avanti. All’appello social di Martina Luoni ha risposto ieri anche l’assessore al Welfare Giulio Gallera: «Lei sarà come sempre curata in Lombardia, qui non è stato mai sospeso alcun intervento salva-vita. Come tutte le prestazioni indifferibili e urgenti, soprattutto legate a patologie oncologiche».

Altro fronte delicato, proprio perché non si può scherzare con l’orologio, resta quello di Cardiologia. «In questi mesi avevamo recuperato i ritardi accumulati nella fase 1. Adesso sarebbe dura rincorrere di nuovo», spiega Luca Merlino, direttore generale del Monzino. Quando in primavera il Covid ribaltò la Lombardia e in particolare gli ospedali, costretti a resettare tutte le attività per curare le polmoniti acute, Merlino fu tra i primi a gridare l’allarme. Troppi casi gravi di infarti arrivati tardi in ospedale. Vittime della paura del contagio avevano aspettato troppo a chiamare i soccorsi. «Nei primi 15 giorni di marzo, una persona su due si presentava con sintomi troppo avanzati. Una stima su queste settimane ci porta a dire che la percentuale è molto minore, intorno al 25 per cento», aggiunge il dg del Monzino. Questo significa che la gente ha ancora fiducia nella gestione dei pronto soccorso. Diverso il discorso se si prescinde dalle urgenze. Perché in Cardiologia ci sono visite precauzionali il cui esito finisce nel nulla, ma tante altre che aiutano a prevenire patologie critiche. Tra marzo e aprile, le visite e prestazioni ambulatoriali prenotate e poi rimandate sono state circa il 15 per cento. Più o meno la stessa percentuale di quelle di novembre: «Che cercheremo di recuperare tra gennaio e febbraio, dato l’andamento della pandemia», conclude Merlino.

Andamento che resta importante nei dati dell’ultimo bollettino. Anche se si segnalano più guariti (5.629) che positivi (4.777), numero ridotto anche dal calo dei tamponi, ma una situazione del genere non si verificava dal 6 ottobre. Il rapporto torna intorno al 22%, in linea con l’ultima settimana, ma in crescita rispetto al 16,5% registrato domenica. In calo anche i ricoveri: il saldo delle terapie intensive segna +20 (da 40 del giorno precedente), con 189 nuovi letti occupati nei reparti ordinari (da 412). I decessi tornano sotto quota cento (99).

9 novembre 2020 | 20:14

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