Coronavirus Milano, l’allarme dell’Humanitas: «Così non reggiamo neanche una settimana»

«Se il flusso di accessi e ricoveri rimane lo stesso, non reggiamo nemmeno una settimana. Siamo in grossissima difficoltà»: a dirlo è Antonio Voza, responsabile del Pronto soccorso e della Medicina d’urgenza dell’Irccs Humanitas di Milano. Un ospedale che dopo la prima ondata ha costruito in 11 settimane l’Emergency Hospital 19 dedicato alle emergenze infettivologiche con oltre 50 posti letto, convertito da ottobre sette reparti in area Covid e aumentato di oltre il 35% le terapie intensive.

Perché non riuscite più a reggere dottor Voza?
«Non è un mistero che i pazienti restino anche 48 ore in attesa di un posto letto. Avremmo bisogno di una grossa mano dalle strutture del territorio a più bassa intensità, ma la rete fatica ormai a distribuire i pazienti».

Riuscite a creare altri posti letto?
«Il problema non sono gli spazi, ma il personale medico e infermieristico, che è impegnato già al 100%. Stiamo cercando di invertire i flussi: far sì che l’“in” (i ricoveri) sia pari all’“out” (le dimissioni). Se non riusciamo a dimettere pazienti man mano che aumentano i ricoveri, non abbiamo altri posti letto da dedicare, ma soprattutto non abbiamo più personale. E come noi la maggioranza degli ospedali milanesi».

Di che numeri stiamo parlando?
«Oggi l’Humanitas ospita 545 pazienti in totale: 260 letti, quasi la metà, sono occupati da pazienti Covid, di cui 24 in terapia intensiva; 120 da pazienti oncologici o con patologie tempo dipendenti; 165 sono ricoveri “non Covid” che arrivano dal pronto soccorso. In 48 ore dall’apertura a fine settembre, abbiamo saturato completamente l’Emergency Hospital, che dispone di un pronto soccorso dedicato dove arrivano tutti i pazienti Covid. E da quel momento abbiamo già convertito sette reparti dell’ospedale in area Covid».

Quanti sono oggi gli accessi al pronto soccorso?
«In questo momento viaggiamo attorno ai 130-140 accessi al giorno, di cui circa 50 per problemi respiratori. La criticità cresce giorno dopo giorno: due settimane fa, di questi 50 ne ricoveravamo 15 al giorno, oggi tra i 25 e i 30. Pre Covid eravamo sui 160 accessi quotidiani: oggi molti codici verdi, spaventati dal Covid, non arrivano».

Rispetto a marzo quali sono le differenze?
«Chi arriva in pronto soccorso è leggermente meno compromesso: in primavera più della metà andava in terapia intensiva. Oggi, dei ricoverati per Covid, va in terapia intensiva il 10%. Ma la difficoltà è che a marzo tutto quello che non era Covid si era spento».

Oggi invece?
«L’Humanitas oggi è hub per Covid, stroke (gli ictus) e per il politrauma. Significa che, rispetto a marzo, dobbiamo mantenere i letti attivi anche per questi altri pazienti: il flusso Covid è parallelo al flusso di pazienti oncologici, cardiopatici, neurologici e con patologie croniche che tendono a riacutizzarsi».

Riuscite?
«Dobbiamo garantire le patologie urgenti e le riacutizzazioni. Ma non è possibile avere una piena disponibilità: tenga presente che normalmente i letti dedicati alle medicine sono un terzo di quelli occupati attualmente dai letti Covid».

10 novembre 2020 | 07:45

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