Lockdown Lombardia per Covid, Fontana si oppone: «Sono scelte basate su numeri vecchi»

Per dieci milioni di italiani, cioè i lombardi, lo spauracchio del ritorno alla clausura pressoché totale è di nuovo realtà. Questione di ore. Nonostante il fronte compatto dei colleghi governatori, al termine della sfibrante giornata di riunioni (virtuali) al presidente della Regione Attilio Fontana non è riuscito il tentativo di modificare la rotta del governo sul piano di lockdown a geometria variabile. Secondo la griglia disegnata dal nuovo decreto del presidente del Consiglio, la Lombardia è in «fascia rossa», cioè si tratta di uno scenario di «massima gravità». Ma è proprio alla differenziazione delle misure a livello regionale che Fontana si è opposto ancora per tutta la giornata di ieri. Insieme agli altri presidenti di Regione ha ribadito la richiesta di misure omogenee per tutto il territorio nazionale. Perché? Per almeno tre ordini di questioni: gestibilità, soldi e tempismo.

Considerando che, a loro volta, i governatori potrebbero (o dovrebbero) far scattare misure diverse anche per le singole aree urbane dei rispettivi territori, ai piani alti di Palazzo Lombardia la «parcellizzazione» delle misure a macchia di leopardo viene ritenuta di «difficile gestione». In secondo luogo c’è una questione di risorse economiche e di sostegno normativo: da giorni Fontana fa notare che per ogni categoria che si troverà penalizzata dalle nuove misure sono necessari i «ristori». E i presidenti hanno chiesto che gli indennizzi siano contestuali all’entrata in vigore del provvedimento e non successivi, perché è sotto le finestre della Regione che vanno in scena le proteste di chi si sente inghiottire dalla crisi innescata dall’emergenza sanitaria. E accanto a questo c’è il tema della scuola: se di nuovo molti ragazzi saranno costretti a rimanere a casa, sarà necessario offrire ai genitori la copertura dei congedi parentali.

Un altro nodo molto discusso e contestato riguarda i dati che dovrebbero far scattare i diversi livelli di misure restrittive. A quali date si deve fare riferimento per poi decidere? La posizione della Lombardia è stata esplicitata, poco prima che iniziasse il confronto governo-Regioni, dall’assessore al Welfare Giulio Gallera, che chiede tempo e anzi invita l’esecutivo a non prendere decisioni prima di giovedì, quando dall’analisi del comitato tecnico-scientifico regionale arriverà una valutazione dell’impatto delle restrizioni già in vigore. «Sono state introdotte giovedì 22 ottobre — sottolinea Gallera — e quindi, tra oggi e giovedì prossimo, saranno trascorsi quei giorni sufficienti per vedere se sono state efficaci a ridurre la crescita del contagio». In sostanza, dice l’assessore lombardo, «i dati che ha il governo sono precedenti all’introduzione delle nostre misure, quindi, io penso che lo stesso governo voglia attendere i nuovi dati, penso che sia più corretto fare una valutazione sulla base delle misure assunte, anche per dare un senso ai cittadini, e far capire loro che se quello che hanno fatto è positivo, o non lo è del tutto, e quindi dobbiamo inasprire». Anche perché, fanno notare i vertici della Lombardia, in base all’intervallo di tempo preso in esame può cambiare parecchio anche la geografia delle Regioni da considerare in «fascia rossa».

Attorno a queste contestazioni si è formato un fronte di governatori trasversale politicamente e geograficamente. E in Lombardia — stretti tra medici che lanciano appelli per la chiusura totale di fronte al rischio «tsunami» e commercianti che paventano il disastro economico — si ritrovano allineati anche il presidente Fontana e il sindaco Beppe Sala che nei giorni scorsi si era detto d’accordo con il governatore sull’evitare una chiusura come quella di marzo.

4 novembre 2020 | 07:25

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