Nicoletta Manni: “Mi alleno, rivedo i balletti e faccio il pane”

Nelle sere in cui avrebbe dovuto danzare Giselle insieme al suo compagno d’arte e di vita Timofej Andrijashenko sul palcoscenico che ama più di tutto al mondo, quello della Scala, Nicoletta Manni cerca di concentrarsi sulle cose semplici per tentare di mantenere a tutti i costi una serenità che questi tempi bui minacciano. La prima ballerina della Scala resiste così al presente, sperando in un futuro in cui le nubi si saranno diradate.
 

Serate strane.

“Parecchio. La cosa più importante è cercare di tenere la mente impegnata, fare qualcosa che porti benessere, soprattutto mentale. Pensare positivo è difficile, faccio parte di un settore gravemente colpito dalla crisi, noi che ci occupiamo di arte e cultura abbiamo avuto un piccolo momento di ripresa dopo il lockdown ma sfortunatamente è durato così poco. Per questo cerco di non mollare, di crearmi degli obiettivi, di avere la mente serena. Dobbiamo cercare di fare ciò che ci rende felici”.

Che cos’è, per lei?

“Il teatro, ovvio. Esibirmi in un ruolo, ma ora non è possibile, l’ultimo decreto ha chiuso i teatri tre giorni prima del debutto di Giselle, per ora riusciamo ancora ad andare alla Scala per allenarci, ma chissà fino a quando. Allora la sera mi focalizzo sulla casa. Cerco di sistemarla, magari scartando dall’armadio abiti che non uso più per donarli a chi ne ha più bisogno. E poi fare delle cose fatte a mano, ad esempio restaurare dei mobiletti: non sono capace ma vorrei provare chiedendo a mio papà, che è molto bravo in questo.

Reinventarsi con cose semplici, che magari non abbiamo mai avuto la voglia o il tempo di provare a fare. Per non buttarci giù”.

Che cosa le riesce meglio?

“Mi piace molto cucinare, mi diverte. E il mio compagno mi dà soddisfazione, apprezza molto la mia cucina. Durante la quarantena ho imparato a fare il pane, non lo compro più, ne sono molto fiera. E ora che abbiamo più tempo per sperimentare penso di provare delle ricette della mia terra, io sono pugliese. So fare i taralli, e proverò tante ricette di pesce in cui mio padre è bravissimo. E poi la pasta fatta in casa, ci si può sbizzarrire in tantissime forme”.

Non male per una ballerina.

“Beh, per il resto approfondisco cose legate al mio lavoro. Ad esempio cerco di fare degli allenamenti in aggiunta alla nostra lezione quotidiana, per dei muscoli che normalmente non usiamo. Finora li riesco a fare in teatro, non ho ancora dovuto abbracciare il frigorifero. E magari proverò la meditazione, il mio compagno la pratica ma io non mi sono ancora cimentata”.

C’è una cosa che la rilassa?

“Sì, una cosa che mi dà gioia e mi rilassa è fare delle passeggiate in bicicletta. Speriamo non ci venga tolto anche quest’attimo di felicità”.

Dove va?

“Spesso sul Naviglio Pavese, dove abitiamo. Di solito era affollato a tutte le ore, specialmente la sera. Adesso quando torno alle 18 non c’è nessuno, è vuoto, spettrale. Però confesso che è piacevole tornare e godersi la quiete: meglio cercare di vedere il lato positivo”.

Guarda dei film? Legge?

“Film pochi, ma riguardo dei balletti che ho visto già mille volte: a guardarli con occhi diversi colgo particolari che non avevo mai notato.

Quanto alla lettura, mi piace approfondire i ruoli che devo affrontare in teatro leggendo i romanzi a cui si ispirano. Ad esempio leggere Onegin è importantissimo per capire le sfaccettature di Tatiana, come anche La signora delle camelie o Notre-Dame de Paris. Sono classici, libri impegnativi che di solito non ho il tempo di finire, conto di riuscirci ora come ho avuto occasione di fare durante la quarantena. Anche se la mente ancora rifiuta di pensare che avrò tutto questo tempo a disposizione”.

social experiment by Livio Acerbo #greengroundit #repubblicait https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/11/03/news/nicoletta_manni_mi_alleno_rivedo_i_balletti_e_faccio_il_pane_-272943756/?rss