Covid a Milano, battaglia finale sulla stretta. I medici: «Lockdown immediato». Sala: «No, va evitato»

La politica allontana lo spettro del blocco totale, i medici lo invocano. «A oggi lato Regione Lombardia non si ipotizza nemmeno lontanamente di andare verso un lockdown stile marzo e aprile e io lo condivido», riferisce in Consiglio comunale il sindaco Giuseppe Sala, reduce dalla riunione con il governatore Attilio Fontana e tutti i primi cittadini dei capoluoghi lombardi. «Stiamo tutti lavorando per cercare di non mettere in atto un lockdown come quello di questa primavera» aggiunge su Fb. «La situazione sia nelle strutture sanitarie ospedaliere che anche nella medicina del territorio è diventata insostenibile. È necessario intervenire con un lockdown immediato ed efficace», replica invece, riferito proprio al territorio metropolitano milanese, il presidente dell’Ordine dei medici Roberto Carlo Rossi. «Non esistono rimedi a grandi problemi, così come non si può giocare a scaricare su altri ruoli e responsabilità — insiste il rappresentante dei camici bianchi milanesi —: la situazione è molto seria e senza interventi drastici non può che peggiorare».

Regione e Comune scelgono la linea della cautela in attesa di conoscere i dettagli del nuovo decreto del premier. In particolare la Regione, chiamata a introdurre ulteriori restrizioni rispetto a quelle previste per l’intero territorio nazionale, vuole sapere se e quali siano le coperture organizzative e finanziarie a ogni eventuale provvedimento: dai ristori per ogni categoria economica penalizzata alla possibilità di accedere ai congedi parentali, per esempio, per i genitori di nuove fasce di studenti ai quali venisse impedito di andare a scuola. Passo dopo passo. Anche perché, sottolinea Sala, bisogna capire in quale fascia di rischio finirà Milano e la Lombardia. Secondo le indiscrezioni del governo in quella più alta. Non ci mette la mano sul fuoco Sala: «Non è automatico perché oltre all’Rt ci sono altri 20 parametri». Aggiunge che «la situazione è un filo meglio di quanto si poteva immaginare dieci giorni fa» quando si prevedevano più malati nelle terapie intensive.

In attesa di conoscere il destino della città Sala interviene su didattica, trasporti e chiusure. «Penso si possa anticipare la “chiusura” cittadina alla sera». Scuola: «La mia posizione è precisa, credo che fino alle medie i ragazzi devono andare a scuola.Spesso non usano i mezzi pubblici, indossano la mascherina e tornano a casa. Se il governo deciderà in modo diverso ok ma la mia posizione è che fino alle medie inferiori devono andare a scuola. Sulle superiori non mi piace che siano 100 per cento in Dad. Ne prendo atto e lo accetto». Più complicata la questione dei trasporti. Se verrà confermata la capienza ridotta al 50 per cento molte persone non potranno utilizzare i mezzi pubblici. Non le metropolitane perché non è possibile aumentare la frequenza dei treni che è già al massimo consentito dal sistema di segnalamento. L’unica opzione possibile è quello di coinvolgere le aziende private di trasporto. «Se si portasse il limite al 50 per cento il rischio è che non tutti potranno salire sui mezzi. L’unica possibilità è che si trovi una formula per coinvolgere i privati e che si mettano in servizio mezzi privati. Non è semplice però è l’unica via. Fontana mi rispondeva che per farlo abbiamo bisogno di fondi del governo».

3 novembre 2020 | 07:17

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