Coronavirus, in Lombardia oltre 200 mila contagi. Drive-in dei militari: attesa per i tamponi

Lunedì mattina una delegazione si è presentata all’ospedale San Paolo. Una sorta di affiancamento per farsi gli occhi e quindi la mano. Anche l’esercito è pronto a scendere in campo. Nei tre drive-in allestiti per i tamponi antigenici nel parcheggio del parco di Trenno, in quello di Romolo e nel centro sportivo dell’Areonautica a Linate. Le prime cinque tende sono pronte in via Novara: 72 ore di lavoro per allestire le 4 dedicate al test veloce e la quinta per eseguire il tampone molecolare a chi risulta positivo. Tutto (quasi) pronto, in attesa che però arrivi l’elemento decisivo, i kit per fare gli esami. In settimana dovrebbero essere pronte le nuove scorte, mentre Ats insieme all’ospedale San Paolo che coordinerà le operazioni amministrative, dall’etichettatura dei test alla rendicontazione finale, ultimeranno le pratiche organizzative. Si inizierà molto probabilmente lunedì prossimo. E entro mercoledì saranno pronte anche le tre tende nel piazzale della stazione della metropolitana di Romolo. In totale verranno impiegati 24 uomini del personale dell’esercito, tra medici e infermieri. Che sempre da lunedì prossimo inizieranno anche a somministrare 30 mila dosi di vaccino anti-influenzale all’ospedale militare di Baggio.

Un nuova stampella logistica, quella gestita dall’esercito sul delicato fronte dei tamponi. Milano e in generale la Lombardia stanno ormai viaggiando a medie elevatissime, intorno ai 40 mila tamponi al giorno. Ma la caccia al test ha scatenato ritmi difficili da sostenere. Da qui l’apertura anche della Regione ai test rapidi, da oggi a disposizione di scuole, medici di famiglia, pediatri e pronto soccorso, oltre che utilizzabili in ambulatori privati, attività produttive e farmacie. La sfida è quella di accelerare i tempi, accorciare le attese e non tenere in sospeso la gente ora che il virus galoppa. Anche se timidi segnali di frenata si possono intravedere nel dato dell’Rt milanese, l’indice sulla velocità del contagio, che per il quarto giorno consecutivo scende e dal picco di 2,35 di qualche giorno fa ieri ha raggiunto quota 1,72. Un dato che gli epidemiologici leggono con gelida prudenza, rimandando le buone notizie a quando scenderà sotto l’1. Ma intanto significa che quella curva, che domenica ha prodotto nuovi 8.607 casi (superata la soglia dei 200 mila dall’inizio della pandemia) in Lombardia su 39.658 tamponi, cresce un po’ più lentamente. Un dato che vale anche sui ricoveri: ieri, a fronte di un aumento di 26 unità contro le 22 del giorno precedente delle terapie intensive, quelli ordinari, primo indicatore dell’emergenza, segnavano un +213, contro il +355 di sabato. Il cuore del contagio resta Milano, dove però i numeri crescono, anche negli accessi ai pronto soccorso, con una curva più lineare e meno esponenziale. Ieri nella provincia c’erano 3.730 positivi, di cui 1.553 in città: un dato identico al giorno precedente. C’è un grafico che mostra come dei nuovi contagiati di ieri (solo) il 13 per cento fosse sopra i 65 anni. Una percentuale che si vorrebbe ridurre ulteriormente con le misure che la Regione chiede di far inserire nel nuovo dpcm, per far progressivamente calare anche la curva dei ricoveri e togliere pressione agli ospedali. Restano alti i dati che riguardano la provincia di Monza (ieri 1.195) e quella di Varese (1.238). In calo i decessi, 54, rispetto a 73.

Si entra nella settimana decisiva della battaglia di Milano. Martedì riapriranno le scuole, dopo il mini ponte dei Santi, con il direttore delle Malattie Infettive del Sacco Massimo Galli, che, citando uno studio di Lancet, fa notare come «riaprire le scuole incrementerebbe il numero riproduttivo dell’infezione del 18 per cento in 14 giorni e del 24% in 28 giorni». La città che ha provato negli ultimi giorni a spalmare quella curva di crescita, aspetta di vedere i primi segni delle misure di contenimento adottate 8 giorni fa. Da ognuno serve un piccolo sforzo, sperando siano sempre meno i locali che si prendono la mezzora accademica dopo le 18 e i giovani che la mascherina obbligatoria la tengono sul collo. I furbi in questo senso non aiutano a ribaltare una partita complicatissima.

2 novembre 2020 | 07:39

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