Lockdown a Milano, fine settimana decisivo. Stime choc: 20 mila casi in 7 giorni

Sono le metropoli i grandi malati di questa seconda ondata del virus. E a Roma circolano con sempre maggior insistenza voci di possibili lockdown mirati. Milano, con i suoi numeri in costante ascesa, è in cima all’attenzione di governo ed esperti. Ma Comune e Regione preferirebbero prima vedere gli effetti delle restrizioni già adottate. L’occasione per un confronto potrebbe essere l’incontro convocato da Attilio Fontana con i sindaci delle città capoluogo. È in agenda per lunedì. Ma non è escluso che se la situazione dovesse precipitare possa essere anticipato. Le previsioni non sono favorevoli. Le stime choc dell’Ats per questa settimana spaventano: 20mila casi in sette giorni. «Ci attende un lungo inverno di grande difficoltà», è la presa d’atto di Beppe Sala.

Durante il weekend si vivisezioneranno i dati e la curva del contagio. Il presidente lombardo s’è preso ancora un po’ di tempo prima di decidere le prossime mosse, in attesa di capire anche quali saranno davvero le intenzioni del governo. La speranza è che nella «battaglia di Milano» si registri qualche piccola vittoria in extremis. E che la già dolorosa decisione del coprifuoco, presa ormai dieci giorni fa, possa imprimere una frenata alla corsa impazzita del Covid. «È necessario attendere ancora qualche giorno per capire se le restrizioni si sono rivelate utili per il contenimento del virus», spiega Fontana parlando del vertice di lunedì. Sarà l’occasione «per fare il punto della situazione sulla base di un pacchetto di dati che, secondo quanto ci dicono i nostri esperti, può essere un indicatore credibile per capire come evolve il quadro sanitario ed epidemiologico. Il sindaco Sala sposa la linea del passo dopo passo. «Esamineremo i dati, ascolteremo i rappresentanti del mondo medico e scientifico, vedremo se le misure già faticose, per cui la gente protesta, avranno dato qualche risultato — dice — e poi decideremo come fare».

Il timore è che si possa ripiombare nel lockdown. Il leader leghista Matteo Salvini promette di fare «di tutto per evitarlo, per non chiudere i milanesi e gli italiani a casa, perché sarebbe una sconfitta». Negli ultimi tempi anche Sala aveva espresso le sue perplessità. Anche se non ci sta a passare per l’alfiere del no: «Il punto fondamentale è che si può chiudere, ma prima bisogna dire a chi rimarrà chiuso come verrà aiutato». E anche così non sarebbe abbastanza: «Dovremo anche dire loro che lavoreremo per fare in modo che troveranno lavoro quando riapriremo». Quella che si profila è dunque una lunga guerra di logoramento. «C’è un problema di sopravvivenza. Questa crisi non durerà sei giorni, né sei settimane, ma più probabilmente sei mesi».

Le sue convinzioni il sindaco le ha ribadite anche venerdì ai lavoratori del mondo dello spettacolo che protestavano sotto le finestre del municipio contro i divieti che colpiscono il settore. «Se io potessi indebitare un Comune solido come quello di Milano per sostenervi, io lo farei», giura il sindaco, che sul fronte dei conti spera che un aiuto possa arrivare dall’Ue. Sala e i primi cittadini di altre otto grandi città europee hanno scritto una lettera ai vertici continentali per ottenere parte delle risorse del Recovery Fund: «Abbiamo chiesto loro di considerare la possibilità di far confluire una parte dei fondi ai nuclei metropolitani». Problemi simili zavorrano anche la Regione, che s’è rivolta al premier Conte per ottenere «l’autorizzazione a usare le risorse senza rispettare alcuni vincoli di bilancio per sostenere le attività produttive in difficoltà». Confcommercio plaude all’iniziativa del governatore, sottolineando che «le imprese hanno bisogno di liquidità con interventi commisurati alla perdita reale di fatturato e, soprattutto, immediati».

Intanto, Milano si attrezza alla sfida dei prossimi mesi. La macchina contro il virus torna ad affidarsi all’esperienza dei «Covid hotel», iniziata durante la prima ondata con l’albergo Michelangelo. In cento giorni, la struttura di fronte alla stazione Centrale aveva dato il suo contributo per stoppare la catena dei contagi in famiglia e per alleggerire la pressione sui reparti ospedalieri. È di giovedì la notizia dell’arruolamento della nuova Rsa al quartiere Adriano, che si affianca al centro dell’Aeronautica militare a Linate, ormai pieno. Venerdì il direttore generale dell’Ats, Walter Bergamaschi, ha informato i consiglieri comunali che all’hotel Astoria, in zona Fiera, saranno disponibili da domani altri settanta posti letto per i positivi che non hanno possibilità di stare nelle case che garantiscano l’isolamento.

31 ottobre 2020 | 08:07

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