Coronavirus Milano, Sala: «Ci aspettano 6 mesi difficili, il lockdown si farà se necessario»

«Ci aspettano sei mesi difficili, sei mesi di sofferenza». Lo dice il sindaco Beppe Sala citando documenti che circolano tra i sindaci delle grandi città e le notizie sulla disponibilità del vaccino solo a primavera. Un quadro cupo, ma proprio per questo Sala, chiede di procedere un passo alla volta. O almeno di verificare l’efficacia delle azioni messe in campo prima di procedere con la misura più drastica: il lockdown della città. «A oggi sul mio tavolo non c’è un progetto di lockdown, ma se sarà necessario lo faremo».

Il sindaco è in attesa del «focus specifico» su Milano annunciato ieri dal ministro Speranza, ma ribadisce che è necessario aspettare i risultati delle restrizioni messe in atto dal Dpcm . «Mi chiedo perché l’abbiamo fatto se non abbiamo neanche la pazienza di aspettare una settimana, dieci giorni, per capire se hanno prodotto dei risultati» dice in collegamento online con il convegno organizzato dalla Cgil sul Piano per la ripresa. «È chiaro che se chiudi 50 e 50 lavorano con il lavoro di quei 50 sostieni gli altri che stanno a casa. Se chiudi 90 è il 10 che deve sostenere l’altro 90. Ha senso provare per step. Se poi ci si dovesse arrivare lo faremo».

Ma se dovesse essere chiusura, il sindaco ritiene che non dovrebbe riguardare la sola Milano. «Mentre all’inizio aveva senso parlare di focolai perché il contagio non era diffuso, oggi è il mondo a essere un focolaio. Io sono tra quelli che ritengono che le misure devono essere il più possibile unitarie, univoche e a livello di Paese perché al momento la città è molto toccata ma sono toccate anche le vicinanze, Monza, Brianza, Varese o le tipologie delle grandi città e se arrivasse al Sud si farebbe molta fatica a reggere». In ogni caso Sala chiede due cose al governo. Primo: «Voglio essere coinvolto,voglio vedere i dati, voglio essere partecipe delle decisioni». Attacca di nuovo Ricciardi per le comunicazioni via stampa. Contesta l’esistenza di un partito del no lockdown e chiede al governo, in caso di chiusura della città, «di dire come aiuta la comunità milanese e come sarà sostenuto chi sarà in difficoltà».

Sull’altro fronte, quello regionale, il governatore Attilio Fontana (che si vedrà con Sala nel weekend) ha scritto al premier Conte per chiedere la massima flessibilità nell’utilizzo delle risorse da parte delle amministrazioni pubbliche, a partire dalle Regioni, per garantire i ristori alle categorie più colpite delle misure anticovid. «Sono a chiederle — scrive Fontana — di fare tutto il possibile affinché anche le altre pubbliche amministrazioni possano fare sistema per fornire risposte adeguate all’emergenza e quindi a sostegno delle categorie colpite». La richiesta è quella di poter fare debito e usare quei soldi nella parte corrente per poter aiutare chi è in difficoltà.

Intanto scoppia la polemica sui trasporti. L’assessore ai trasporti lombardo, Claudia Terzi, insieme ai colleghi liguri, veneti, piemontesi e friulani, ha scritto una lettera in cui contesta al Governo di non aver fatto nulla per i servizi aggiuntivi del Tpl. «Dal Governo non sono ancora arrivati i fondi per i servizi aggiuntivi». La replica arriva dal consigliere Pd, Pietro Bussolati: «Per i bus aggiuntivi, ad esempio i bus turistici, il Governo ha stanziato 300 milioni. La Regione non ha fatto quasi nulla». La polemica va avanti: «Spiace constatare l’analfabetismo istituzionale di certi consiglieri del Pd: è evidente che non hanno mai amministrato se non conoscono la sostanziale differenza tra risorse stanziate e risorse liquidate». La pax auspicata da Sala a Fontana è già un ricordo lontano.

30 ottobre 2020 | 07:46

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