Covid Milano, pronta la centrale 112 allestita per Bergamo. Più ambulanze in strada

La metafora più efficace la trova un soccorritore di una delle tante ambulanze in attesa fuori dal pronto soccorso del Niguarda. «Prendi un secchio d’acqua e riempilo quasi fino all’orlo. Ecco questa è Milano nella sua normalità, la città e i suoi centri periferici, 3 milioni di abitanti. Poi in questo secchio buttaci con tutta la forza che hai un mattone. Questo è quello che potrebbe succedere domani». Il mattone, è già qui. Nel via vai di ambulanze che arrivano nei pronto soccorso del Niguarda, del Policlinico, del San Paolo, del San Raffaele, del San Carlo e del Sacco. Mezzi in attesa, nonostante le centrali operative li stiano smistando tra i vari ospedali della provincia per evitare sovraccarichi. Quel che resta da capire è con quanta forza il mattone verrà scagliato nel secchio.

In primavera Milano ha retto. Incredibilmente, forse. Anche se è vero che la situazione qui non ha avuto i picchi di Bergamo, Brescia, Lodi e Cremona. «I dati però dicono che difficilmente la città sarà ancora così fortunata. O almeno siamo alle ultime possibilità per invertire il trend», spiegano gli esperti del sistema di soccorso ed emergenza lombardo. Il Niguarda, solo per fare un esempio, questa estate accoglieva «due pazienti Covid a settimana, ora sono 30 al giorno», confermano i vertici della struttura. L’Areu, che gestisce il sistema di soccorso e il numero unico 112 (quasi 1,5 milioni di chiamate ogni anno), ha già pre allertato la sala operativa «Lombardia» creata in primavera per supportare la Soreu Alpina (Bergamo e Brescia) finita travolta. Un centralino aggiuntivo che ha sede vicino a viale Monza. In questo momento il flusso maggiore si sta concentrando invece sulla Soreu Metropolitana: Milano e Monza.

È vero che nessuno può sapere con certezza in che modo la pandemia colpirà Milano, anche se i tecnici si stanno confrontando con previsioni matematiche dalle cifre impressionanti. Ma esiste un modo per cercare, nell’attesa, di agire su un altro indicatore: il contenuto del secchio. Milano durante il lockdown (ma anche tutto il resto della Lombardia) ha visto un azzeramento di incidenti stradali, infortuni, liti, aggressioni, cadute, che costituiscono l’ordinarietà del lavoro del sistema di soccorso. Per questo è stato possibile dirottare mezzi, uomini e apparecchiature sulla gestione del Covid. Eppure nelle aree più colpite neanche questo è stato sufficiente per garantire l’arrivo in ospedale dei pazienti che morivano sulle ambulanze. «Milano deve fermarsi. Il lockdown è una necessità perché non possiamo reggere con una città a pieno regime e in aggiunta l’emergenza Covid», dicono i soccorritori. E da diversi giorni Areu ha chiesto di rafforzare la presenza di ambulanze in strada: «Solo ieri mattina abbiamo aggiunto 12 mezzi», spiegano dall’Anpas e dalla Croce rossa: «Il problema sono gli equipaggi, soccorritori che hanno bisogno di adeguata formazione».

24 ottobre 2020 | 07:29

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