Lombardia, centri commerciali chiusi nel weekend: la richiesta della regione al governo

Oltre alla richiesta al governo per istituire il «coprifuoco» alle 23, nella riunione che si è tenuta lunedì 19 ottobre con il presidente della Regione Attilio Fontana e tutti i sindaci dei Comuni capoluogo, «tutte le parti intervenute hanno condiviso l’opportunità della chiusura, nelle giornate di sabato e domenica, della media e grande distribuzione commerciale, tranne che per gli esercizi di generi alimentari e di prima necessità».

La frase è tratta da una nota della Regione, che preannuncia un’ordinanza emanata dalla Lombardia.

Dal governo è giunto un sostanziale via libera («Sono d’accordo sull’ipotesi di misure più restrittive in Lombardia», ha dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza).

La nota della Regione non chiarisce, nel dettaglio, quali esercizi commerciali saranno chiusi: ma di norma — in base a criteri definiti nel Decreto legislativo 114 del 31 marzo 1998 — si intendono con «medie strutture di vendita» gli esercizi aventi superficie tra i 151 e i 1.500 metri quadrati nei comuni con popolazione residente inferiore a 10.000 abitanti e tra i 251 e i 2.500 metri quadrati nei comuni con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti, e con «grandi strutture di vendita» gli esercizi aventi superficie superiore ai limiti di cui sopra.

In base a quanto evidenziato nella nota, sarebbero dunque chiusi i punti vendita di grandi dimensioni di beni non di prima necessità.

Rimarrebbero aperti i punti vendita (di qualsiasi dimensione) di generi alimentari — cioè, tra gli altri, i supermercati — e di generi di prima necessità.

L’ordinanza consentirà poi di capire quali saranno, con esattezza, i negozi che saranno chiusi nei fine settimana, e quelli invece che potranno rimanere aperti.

La proposta, spiegano gli enti locali lombardi, nasce dalla rapida evoluzione della curva epidemiologica e dalla previsione della Commissione indicatori istituita dalla direzione generale Welfare, secondo cui, al 31 ottobre, potrebbero esserci circa 600 ricoverati in terapia intensiva e fino a 4.000 in terapia non intensiva. Fino all’11 ottobre scorso — prima, quindi, di queste ultime stime — il tasso di occupazione dei posti in terapia intensiva, in Regione, era del 5,6 per cento. Da giorni, il numero di nuovi contagi in Italia cresce a ritmi molto più elevati di quelli registrati fino alla fine di settembre. In Lombardia la situazione è particolarmente delicata, per molti motivi: anche lunedì sono stati registrati 1.687 nuovi positivi, con una percentuale dei positivi in rapporto ai tamponi effettuati più alta di quella nazionale (11,5 per cento).

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