Covid, il focolaio nella Rsa di Monza: a Concorezzo positivi 33 pazienti su 37. E 6 sono morti

Le prime avvisaglie sono del 7 ottobre, mercoledì scorso: una paziente della Rsa Villa Teruzzi di Concorezzo, alle porte di Monza, positiva al coronavirus. La direzione rassicura: «Tutto sotto controllo, avviati i protocolli per i tamponi». La situazione aggiornata a ieri: dei 37 ospiti presenti, 33 sono positivi. I morti, dall’inizio del mese a oggi, sono otto. Di questi, sei erano positivi. Una progressione impressionante.

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Altro scenario: Mortara, provincia di Pavia, centro sociale per anziani intitolato a Padre Francesco Pianzola. Qui sono ben 55 le suore risultate positive, tutte sopra gli 80 anni. I decessi sono già cinque. La Lombardia ripiomba nell’incubo di primavera, e i più esposti, come nei mesi più critici di quest’anno, sono gli anziani. Il Covid riprende vigore e tornano le segnalazioni di focolai nelle strutture dedicate alla terza età. Villa Teruzzi è un centro per anziani non autosufficienti, di proprietà del comune di Concorezzo, e gestito dalla cooperativa sociale Coopselios dal 1999, anno della sua inaugurazione. Dopo il primo campanello d’allarme, la direzione ha sottoposto una prima tranche di pazienti agli accertamenti del caso. I primi esiti già davano le dimensioni dell’epidemia in atto: su 23 tamponi, 20 hanno dato esito positivo. «Nella quasi totalità dei casi si tratta di asintomatici», era stata la rassicurazione della direzione.

Pochi giorni e si arriva a ieri: 33 positività su 37 ospiti presenti nella struttura e sei decessi. Si aspettano i risultati dei test effettuati su 34 operatori (nove di questi erano già a casa dopo esami effettuati autonomamente). «Abbiamo isolato gli ospiti negativi secondo le linee guida di Ats da applicare in questi casi — ha precisato il responsabile della struttura Leonardo Virgilio —. La situazione, nell’ambito della realtà che stiamo vivendo e della fragilità dovuta all’età e alle patologie pregresse dei nostri ospiti, può essere ritenuta sotto controllo». A scopo precauzionale le visite dei parenti sono state «immediatamente bloccate», e i contatti con i famigliari sono possibili «solo tramite videochiamate». Il sindaco del piccolo comune brianzolo, Massimiliano Capitanio, ha assicurato «pieno supporto e ascolto alla cittadinanza». La provincia di Monza, 800mila abitanti circa nel cuore della Regione, sta vivendo in questi giorni un’impennata di casi (150 soltanto ieri) molto preoccupante.

L’altra accelerata del Covid avviene a circa novanta chilometri di distanza. Al centro sociale Pianzola di Mortara, tra le 55 suore risultate positive al tampone nei giorni scorsi, ieri ne erano decedute 5. Una era ricoverata al Policlinico San Matteo. Tutte superavano gli ottanta anni. Hanno contratto il virus anche una dozzina di operatori del centro (personale laico), anche se senza sintomi gravi. Secondo quanto appreso da Ats Pavia, è in corso il trasferimento della maggior parte delle malate in un centro specializzato. Il caso rappresenta il focolaio Covid più grande della provincia di Pavia. «Da domani (oggi per chi legge, ndr) — ha spiegato il direttore generale Mara Azzi — il maggior numero possibile sarà trasferito in una struttura di degenza. Una soluzione che si è resa necessaria in relazione all’elevato numero di operatori positivi, che pone un problema di continuità nell’assistenza. Non c’è stato alcun campanello d’allarme fino a quando non si sono manifestati i sintomi in contemporanea in più persone».

15 ottobre 2020 | 01:03

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