Coronavirus in Lombardia, stop visite in Rsa. Sala: “Ora no altre restrizioni estreme”. L’Ats: “Agire in fretta per salvarci da lockdown”

Per ora la prima restrizione che arriva riguarda le Rsa, le residenze sanitarie per anziani. Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana annuncia che l’ordinanza in scadenza oggi verrà prorogata sino a lunedì 19 ottobre, ma nel testo specifica che “l’accesso alle strutture delle unità di offerta residenziali della rete territoriale da parte di familiari/caregiver e conoscenti degli utenti ivi presenti è vietata, salvo autorizzazione del responsabile medico, ovvero del Referente Covid 19 della struttura stessa (esempio: situazioni di fine vita) e, comunque, previa rilevazione della temperatura corporea all’entrata e l’adozione di tutte le misure necessarie ad impedire il contagio”.

Il presidente Fontana comunica di aver convocato per la giornata di domani, venerdì 16 ottobre, i sindaci dei capoluoghi di provincia e i capigruppo dei partiti rappresentati in Consiglio regionale per fare il punto della situazione  sull’evoluzione della diffusione del virus. Tema che verrà trattato domattina anche durante la Conferenza della Regioni. Una riunione che arriva poco dopo che in prefettura si è svolto un vertice con il sindaco. “Abbiamo fatto questo incontro molto utile con alcuni dei rappresentanti dei principali clinici milanesi e con Ats. C’è un quadro più chiaro. La situazione preoccupa negli ospedali, è evidente che preoccupa la tendenza. C’è una crescita veloce e bisogna agire in fretta: nessuna restrizione radicale per il momento, ma a Milano e in Lombardia dobbiamo fare qualcosa in più. Io penso che domani possa essere il giorno di fare qualcosa di più. Non credo che si debba andare verso una restrizione estrema, ma qualcosa si deve fare”. Lo ha detto il sindaco di Milano Beppe Sala alla fine dell’incontro in prefettura con il prefetto della città, Renato Saccone, a cui hanno partecipato, tra gli altri, anche Antonio Pesenti, coordinatore delle terapie intensive dell’Unità di crisi della Regione Lombardia, il professore Massimo Galli dell’ospedale ‘Luigi Sacco’ e il virologo Fabrizio Pregliasco.

I dati di oggi non sono confortati, oltre duemila nuovi contagi in regione, la metà a Milano e provincia. “Da due giorni l’indice Rt nella zona
della Città metropolitana di Milano ha superato 2 e preoccupa la tendenza – ha aggiunto Sala – dal mio punto di vista per capire dove intervenire bisognerebbe sapere dove nascono i contagi”. E a rilanciare l’allarme è Vittorio Demicheli, direttore sanitario dell’Ats della Città metropolitana, è ancora possibile:”Se siamo veloci possiamo ancora fare provvedimenti più restrittivi senza arrivare a bloccare tutto. Ma ciascuno deve rinunciare a qualcosa. In questo momento siamo tutti d’accordo, ma la rinuncia la fa il vicino. Eppure io ne sono convinto: se siamo tempestivi nelle prossime ore è possibile fare interventi mirati, siamo ancora in tempo. Mi auguro che vengano prese ora decisioni che servano a tutelare un po’ Milano, a proteggerla. E’ una metropoli e lo stiamo vedendo cosa succede in altre metropoli europee”.

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L’esperto ne è convinto, “ma – evidenzia all’Adnkronos Salute – bisogna sedersi al tavolo e mettere su un grafico tutte le attività classificandole per la loro essenzialità (per esempio la scuola è essenziale) e pericolosità (per esempio le aggregazioni sono più pericolose della corsetta da soli). Quelle molto pericolose e meno essenziali vanno bloccate per un po’. Quelle essenziali e un pò pericolose vanno fatte con cautela. Il Cts lombardo ha proposto una serie di idee e auspico che le istituzioni coinvolte procedano, spero ci sia una decisione anche in accordo con ministero e Comuni, non solo Regione”.

Ci sono due ambiti a cui si guarda in questo momento. “Uno è il lavoro e le attività a distanza, lo scaglionamento di orari anche delle scuole in modo da allentare il bisogno di trasporto pubblico. Mi permetto di aggiungere anche il tema di insegnare a distanza, almeno per i più grandi – puntualizza il direttore sanitario dell’Ats di Milano – Io non dico di non andare più a scuola, ma di trovare il giusto mix. Il virus credo si accontenti del fatto che si riducano i contatti, la possibilità di contagiare. Se alle scuole superiori si fanno dei pacchetti che riducono l’affluenza, smistando un po’ al mattino e un po’ al pomeriggio, facendo andare chi ha un laboratorio e organizzando la didattica a distanza quando possibile, va benissimo a mio avviso. Io non voglio che si torni tutti a stare chiusi in casa”, incalza.

L’altro ambito riguarda gli orari degli esercizi, “che ragionevolmente si possono ridurre. E, sempre fra le proposte, c’è tutto un filone che riguarda la comunicazione, con l’idea di sollecitare il senso di responsabilità chiedendo a ciascuno di rinunciare a quelle attività voluttuarie molto pericolose. Per esempio le feste familiari sono un momento pericoloso. Ripeto – conclude Demicheli – la logica non deve essere quella di ingabbiare tutto, ma si faccia un esercizio di rinuncia ad attività che si possono tagliare, prima che sia necessario rinunciare tutti a tutto”.

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Coronavirus a Milano, Sala: “Ragioniamo se intensificare smart working”

 “Stiamo riflettendo se è il caso di intensificare” lo smart working dei dipendenti del Comune di Milano. Lo ha detto il sindaco al termine del vertice in prefettura. “Ma c’è disponibilità e voglio essere chiaro, io non sono contrario a questo strumento, il mio richiamo in un momento diverso l’avevo fatto quando presupponevo che si potesse tornare in ufficio – ha aggiunto -, perché vedevo la situazione sanitaria sotto controllo. Detto ciò, adesso la situazione è cambiata e bisogna lavorare con estrema flessibilità”.
 

Coronavirus a Bergamo, stop alla vendita di alcol da asporto dalle 21 alle 6

La giunta comunale di Bergamo, guidata dal sindaco Giorgio Gori, ha deciso per la chiusura dei locali e dei ristoranti alle 24, il divieto di vendita per asporto di bevande alcoliche dalle 24 anche per esercizi commerciali, medie strutture di vendita e distributori automatici con il divieto di consumo di bevande di qualunque genere su aree pubbliche dalle 21 alle 6. L’ordinanza di Bergamo non solo recepisce i contenuti del Dpcm per le norme anti contagio da covid19, ma prevede come la consumazione di cibi e alcolici rimane possibile, a partire dalle 21, esclusivamente in locali e ristoranti, che nelle scorse settimane si sono adeguati alle norme anti coronavirus garantendo distanziamento fisico, sanificazione di spazi, gel e igienizzanti a disposizione dei clienti, rilevazione della temperatura corporea. L’ordinanza vale fino al 13 novembre.
 

Coronavirus, a Brescia stop alcol da asporto dalle 20 di sera

Il sindaco di Brescia Emilio Del Bono ha firmato nel pomeriggio una nuova ordinanza anti-Covid prolungandola al 31 gennaio 2021. Il documento conferma le 20 come limite per la consumazione d’asporto nelle serate di venerdì e sabato e nei giorni del 7, 8 e 24 dicembre e 5, 6 gennaio. Resta consentita, sino alle 24, la consumazione al tavolo delle bevande alcoliche all’interno dei pubblici esercizi. Nelle stesse giornate è vietata dalle 20 alle 7 del giorno successivo la vendita per asporto di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione da parte degli esercizi di vicinato, delle attività artigianali, dei distributori automatici e delle medie e grandi strutture di vendita. Resta consentita la “ristorazione con consegna a domicilio” e la “ristorazione con asporto” ma “con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze dopo le 21”.
 
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