Notai e case in centro a Milano, i dodici covi della «setta del sesso»

L’indirizzo fin qui più notorio, diffuso dalle cronache, è quello di un condominio sul lato dei numeri dispari all’inizio di via Osoppo.

Al primo piano, agli estremi del ballatoio, ci sono l’appartamento di un uomo che fra un mese compie 77 anni, e gli uffici della sua unica attività commerciale, un’erboristeria di vecchie origini, una società sana e che nell’ultimo bilancio depositato il 31 dicembre risulta avere un totale attivo di 273mila euro, a conferma appunto d’una gestione equilibrata, regolare.

Si chiamano l’uomo Gianni Maria Guidi e l’erboristeria «Quintessenza srl». Secondo l’impianto accusatorio della Dda di Torino, che ha coordinato le indagini della squadra Mobile di Novara guidata da Valeria Dulbecco, indagini sfociate quest’estate in 26 persone indagate, Guidi, altresì conosciuto nel suo «feudo» come il «Dottore» oppure «Lui», sarebbe stato il capo di una setta.

Le «schiave del sesso»

Un gruppo clandestino che dal 1990 avrebbe circuito decine di bambine, ragazze e donne, provocando prigionie mentali che hanno causato gravi problemi psichici oltre che, a livello generale, una privazione delle libertà individuali. Delle schiave, insomma, costrette ad atti sessuali, e «sollecitate» affinché versassero in continuazione denaro e intestassero immobili.

A distanza di quattro mesi, in contemporanea con la chiusura delle perquisizioni, che in misura prevalente hanno riguardato Milano, il Corriere è tornato sulle coordinate di base di questa storia, ancora in pieno svolgimento. Intanto, è tornato da Guidi, laureato in Farmacia. Nonostante l’evidenza che in casa vi siano dei presenti, non vuole rispondere. Il suo avvocato Silvia Alvares, con studio a Torino, appoggia totalmente la linea del silenzio, anzi pare averla suggerita  lei a maggior ragione dopo l’uscita su alcuni giornali di frasi attribuite all’assistito e da lui «mai pronunciate». Alvares resta in attesa degli sviluppi investigativi; fin dall’inizio — lo si desume nel corso della conversazione che non approda a dichiarazioni ufficiali — è convinta della profonda debolezza su cui poggia finora l’accusa, che ha sortito il dannosissimo, irreparabile errore d’aver rovinato la reputazione di uno stimato anziano e professionista. E per la verità, indugiando nel palazzo e chiedendo agli altri residenti, pur al netto di giudizi solitamente limitati a una conoscenza sommaria, ecco, quasi nessuno pensa alla seconda vita di Guidi, nel condominio denominato non il «Dottore» e men che meno «Lui», ma semplicemente conosciuto come l’«erborista». Dei vicini di casa, qualcuno s’azzarda a ipotizzare una colossale trappola, ordita da chi e per quale motivo non sa.

La «rete di complici» e i covi in centro

Sempre stando all’accusa, la cui elaborazione, in fase di avvio e sviluppo ha avuto l’appoggio dello Sco, nella figura di Francesco Messina, direttore centrale Anticrimine della polizia, Guidi sarebbe stato ai vertici di una piramide con una strutturata rete di complici, «necessaria» per la ricerca e l’«arruolamento» di schiave.

Si menzionavano prima le perquisizioni. Dodici avrebbero riguardato in città appartamenti del centro, uffici di professionisti (notai e commercialisti), una bottega di artigianato, altri centri di erboristeria, una scuola di danza. In considerazione della presunta longevità della setta, dando per vere le origini trent’anni fa, appare una conseguenza «fisiologica» l’eventuale robustezza della rete. Sia nei numeri — quei 26 indagati sarebbero soltanto un dato parziale —, sia nella capacità operativa della stessa setta.

La scuola di danza dove avveniva il reclutamento

Il reclutamento avveniva nelle sedi più disparate, in special modo la scuola di danza; le complici e i complici individuavano le personalità più fragili, accompagnate, come da loro confidato, da enormi guai esistenziali di svariata natura, e avviavano il lavorìo psicologico.

La Mobile di Novara ha sotto esame una voluminosa documentazione frutto delle perquisizioni: pc e materiale cartaceo.

Dieci, al momento, le ragazze e le donne che avrebbero denunciato una situazione simile a quella raccontata per la prima volta alla polizia da una giovane, nel 2018. L’analisi del quadro esistenziale di Guidi non avrebbe rilevato criticità quali debiti e dipendenze e «frequentazioni»; dal punto di vista personale, l’unica nota concerne la sua mobilità che necessita di stampelle. Il profilo configura quello di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, che però ora ha mediaticamente assunto connotati da mostro.

Il «Percorso» e i rituali nella villa nel parco del Ticino

Un’aggiunta su Guidi ci porta nel parco del Ticino, in una sua villa, il luogo dove secondo gli atti si completava il «percorso». Dopo esser state agganciate e «convinte», le vittime venivano convogliate nella villa, e messe al centro di rituali e danze tribali che prevedevano svestizioni dinanzi a Guidi e ai complici, i quali poi avrebbero approfittato delle «schiave» per ore.

7 ottobre 2020 | 09:07

© RIPRODUZIONE RISERVATA

social experiment by Livio Acerbo #greengroundit #corriereit https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_ottobre_07/07-milano-texcorriere-web-milano-7e55513c-0868-11eb-ab0e-c425b38361b4.shtml