In Lombardia 90 classi in quarantena. L’appello di Gallera ai pediatri sui tamponi: “Valutazione attenta, non eccessiva”

Salgono a 90 le classi che sono bloccate e in quarantena in Lombardia, dopo che uno dei loro studenti è risultato positivo al Sars-Cov-2. Un numero altissimo, e che sale in modo costante da quando, lo scorso 14 settembre, c’è stata la riapertura pressoché completa degli istituti. Insieme alla ripresa delle lezioni, infatti, è cresciuto il numero di bambini e ragazzi under 18 sottoposti al tampone. E se è vero che la percentuale di positivi finora è bassa – l’1,45 per cento – è anche vero che le diagnosi, comunque, sono in aumento. Di qui, il blocco di intere classi.La Regione ha stilato un protocollo per velocizzare l’esecuzione dei tamponi a bambini e ragazzi: se uno studente mentre è a scuola manifesta sintomi riconducibili alla Covid-19, viene contattata la famiglia. Ai genitori la scuola rilascia un modulo di autocertificazione, con il quale la mamma e il papà possono subito portare il bambino a fare il tampone, in uno dei punti prelievi “pediatrici” attivi dalle 9 alle 14 dal lunedì al sabato. A questi possono accedervi anche i bambini che iniziano a manifestare sintomi a casa (e quindi non vanno a scuola quel giorno): in questo caso, i genitori devono prima contattare il pediatra che dovrà segnalare il caso del bimbo all’Ats.

L’esito del tampone, in teoria, dovrebbe essere comunicato entro le 23 del giorno stesso al pediatra: non sempre però questo succede, e i ritardi ci sono. Tanto che, per non bloccare intere famiglie a casa in attesa del referto, la Regione nei giorni scorsi ha deciso di dare il via libera alle uscite di mamme e papà. Che quindi ora possono andare al lavoro seppur in attesa del referto del tampone fatto al figlio. Una volta avuto l’esito dell’analisi, se il bimbo è negativo il pediatra rilascia un attestato da inviare alla scuola e il piccolo rimane a casa per curare la sua patologia.

Se invece è positivo, scatta per lui la quarantena, al termine della quale, come specificato anche dal ministero della Salute, dovranno essere eseguiti due tamponi: solo se risulteranno negativi a distanza di 24 ore l’uno dall’altro, potrà rientrare a scuola. Dove, nel frattempo, i compagni di classe e gli insegnanti che con lui hanno avuto contatti nei due giorni antecedenti alla comparsa dei sintomi della Covid-19, dovranno anche loro essere messi in isolamento per 14 giorni, al termine dei quali dovranno fare un tampone: di qui, il blocco delle 90 classi in tutta la regione.

Una situazione complicata, e che rischia di diventare sempre più difficile vista la frequenza con la quale i bambini si ammalano durante la stagione invernale. Di qui, l’appello dell’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera, che ha chiesto ai pediatri lombardi “una valutazione attenta” per evitare che vengano chiesti troppi tamponi. “E’ il medico che in scienza e coscienza deve decidere cosa fare, non c’è una linea guida che può imporre un comportamento e quindi tutto sta nel senso di responsabilità del pediatra – dice Gallera – Noi stiamo facendo di tutto per rendere il più fluido possibile l’accesso ai tamponi e il più veloce possibile processarli. Abbiamo fatto una gara, che scade il 28 settembre, anche per i test anti-genici rapidi, insieme a Veneto, Lazio ed Emilia. Abbiamo ordinato 1,2 milioni di test anti-genici per la scuola e speriamo di avere i primi a inizio ottobre. Tutto questo però ha un senso ed è compatibile con numeri che rispondono ai bisogni veri”. Insomma, il rischio è che il sistema vada in tilt, sostiene l’assessore, se “a chiunque viene sollecitato un accesso eccessivo dei tamponi”.


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