Referendum, alle urne un milanese su tre: «È un segnale politico». Oggi si vota fino alle 15 per amministrative

Ha votato solo un milanese su tre. Effetto coronavirus o scarso appeal del quesito referendario? In ogni caso i timori della vigilia di possibili code ai seggi, dovute ai rigori dei protocolli anti-Covid, sono stati ampiamente scongiurati. Nella prima giornata di voto (oggi si replica dalle 7 alle 15) l’affluenza al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari è stata in città modesta: 34,29 per cento alle 23, un dato inferiore di quasi sei punti a quello nazionale che risente però dell’effetto traino di sei elezioni regionali. Se il raffronto retrocede al referendum costituzionale Renzi-Boschi il dato odierno diventa tracollo: il 4 dicembre 2016 si chiuse a quota 71%. Il Municipio 5 (Ticinese-Bocconi-Vigentino) è stato ieri il più astensionista (33,31 per cento), mentre il Municipio 3 (Porta Venezia-Città Studi-Lambrate) quello con l’affluenza più alta (36,1 per cento).

Dopo le ore di panico di sabato mattina, con un centinaio di defezioni «last minute» di presidenti di seggio e l’avviso pubblicato in tutta fretta sui canali social del Comune per reclutare in poche ore addetti elettorali, ieri la giornata nelle 1.248 sezioni elettorali è filata via liscia. Nonostante l’affluenza non oceanica, nelle sedi anagrafiche del Comune sono state comunque rilasciate 5.198 tessere elettorali (2.995 sabato). Le carte d’identità elettroniche emesse nel weekend di voto sono state invece 1.183. Sessantaquattro, infine, gli elettori in quarantena che hanno beneficiato del voto a domicilio. «Alla fine abbiamo dovuto sostituire 195 presidenti di seggio e credo che questo sia proprio effetto del timore relativo al Covid», ha osservato ieri mattina il sindaco Beppe Sala, dopo aver votato al liceo Parini poco dopo le 10: «Per fortuna però Milano ha risposto. Sono contento che si siano fatti avanti anche dipendenti comunali, fra loro si sono presentati in 18. Certamente la paura dei cittadini c’è e si vede anche da questi segni». Il timore del virus può incidere sull’affluenza al voto? «Se tanto mi dà tanto sì, tireremo le somme stasera, ma i cittadini hanno ancora paura dei luoghi chiusi». «Sarà un voto politico? È possibile», ha poi concluso il sindaco.

Più alta invece l’affluenza in Lombardia, alle 19 a quota 30,9 per cento, trainata però dal voto amministrativo in 84 Comuni. Tra questi solo due però i capoluoghi di provincia al rinnovo, entrambi peraltro finora in mano al centrosinistra: Lecco e Mantova. Sono invece nove i Comuni al voto (in totale 206 mila elettori)con oltre 15 mila abitanti in provincia di Milano: Baranzate, Bollate, Cologno Monzese, Corsico, Cuggiono, Legnano, Parabiago, Segrate e Vittuone.

Dal punto di vista politico, occhi puntati soprattutto su Corsico, dove nelle settimane scorse ha fatto discutere l’alleanza tra Italia viva e Forza Italia che sostengono il medesimo candidato sindaco. Si tratta di Roberto Mei, ex assessore della giunta di centrodestra uscente guidata da Filippo Errante (che si ricandida col sostegno invece di Fratelli d’Italia e Lega). Attraverso alcuni post pubblicati (e poi cancellati) su Facebook si è appreso che Mei in passato simpatizzava apertamente per il Duce e per il Ventennio, una scoperta che ha sollevato ulteriori polemiche a sinistra, ma che non ha impedito al candidato «moderato e riformista» di incassare in campagna elettorale il prestigioso endorsement dell’ex sindaco Ds Sergio Graffeo. A Bollate si ripresenta Francesco Vassallo del Pd, a Cologno Monzese l’uscente in cerca di conferma è Angelo Rocchi del centrodestra, mentre a Segrate si candida al bis Paolo Micheli sostenuto da tutto il centrosinistra. Coalizioni in ordine sparso e alleanze a macchia di leopardo, ma nessuna traccia di patti tra Pd e M5s.

21 settembre 2020 | 07:31

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