Gli effetti del coronavirus sul lavoro, a Milano la disoccupazione sale al 7,2%

Fin dall’inizio dell’emergenza, è stata la paura più profonda di Palazzo Marino: la crisi sociale ed economica innescata da quella sanitaria. Anche qui, nella Milano che macinava record e moltiplicava i visitatori, gli studenti, gli investimenti internazionali. Le possibilità. Un effetto Covid, che ha colpito duramente alcuni settori come quelli del commercio o del turismo, dello spettacolo o della cultura, ma che a catena ha avuto ripercussioni su tutte le attività. E che, adesso, ha iniziato a materializzarsi nei numeri. Quelli del lavoro che rischia di non esserci più, con un tasso di disoccupazione che è già salito dal 5,9 per cento dello scorso anno all’attuale 7,2 per cento. Un incremento che non è ( ancora) quel drammatico raddoppio dal sei all’11 per cento che lo stesso sindaco Beppe Sala temeva. Ma che è già avvenuto, anche con i licenziamenti ancora bloccati per legge. Ed è proprio con questi dati davanti che il Comune adesso lancia una chiamata agli attori del mondo produttivo: “Stringiamo un Patto per il lavoro”.La proposta diventerà operativa all’interno dell’invito più ampio che Sala ha rivolto ai milanesi per condividere a ottobre l’idea della giunta sul presente e sul futuro di Milano. Tutti insieme, Comune e Città Metropolitana con il suo braccio operativo, l’agenzia Afol, il mondo delle imprese con le associazioni che rappresentano industriali, commercianti e artigiani, sindacati, società partecipate, per disegnare una strategia per l’emergenza e il rilancio.

Il segretario della Camera del lavoro Massimo Bonini teme una crisi con effetti ancora “più gravi di quella economica dello scorso decennio”. Le priorità, dice il responsabile della Cgil, in fondo sono rimaste le stesse del pre-Covid: “La necessità di uno sviluppo sostenibile e di una gestione della transizione al digitale”. Ed è con questi obiettivi davanti che, nell’emergenza, “dovremo aiutare chi perde il lavoro a ritrovarne uno nuovo e, in prospettiva, dovremo pensare a ridisegnare la città con un diverso e più ampio modello di welfare e con ricerca e formazione”. Perché a quel tavolo congiunto, spiega Bonini, “chiederemo con forza di andare oltre il tema del lavoro per condividere gli obiettivi che Milano si dà anche rispetto al flusso di fondi europei che arriverà”.

Anche il segretario della Uil, Danilo Margaritella, vede due momenti: “In questa fase di urgenza ci sono tre questioni intrecciate: lo smart working, che usato in maniera massiccia ha creato problemi ai settori della ristorazione e dei servizi, e per cui dovremo trovare soluzioni migliorative; il trasporto pubblico, con un innalzamento delle capienze all’80 per cento che ci preoccupa e per cui dovremo discutere di come potenziare mezzi e organici; e gli orari”. E per il rilancio? Milano, dice Margaritella, “dovrà puntare sulle trasformazioni degli ex scali ferroviari e dell’ex area Expo e affrontare il problema delle periferie e degli affitti troppo alti per i giovani”.

L’importante, ragiona il segretario della Cisl, Carlo Gerla, “è condividere i problemi e individuare le soluzioni tutti insieme: per questo serve un confronto. La Milano che già prima viaggiava a due velocità ora rischia di aggravare ulteriormente le disuguaglianze e le povertà. Con interi settori in ginocchio come quelli del commercio, della ristorazione e del turismo, servono politiche attive per il lavoro. Ma Milano sarà Milano se continuerà a puntare su capitoli come l’innovazione la green economy”.


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